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23 Luglio 2018

Barilla, Melegatti e tutti gli altri La gogna arcobaleno non perdona

La chiamano omo fobia, in realtà è l’ antipasto dell’ omoegemonia. Prima parte la denuncia verso un fatto sgradito, scoppia la bagarre e poi viene piantata un’ altra bandierina arcobaleno in terra (prima) ignota. Se ne ha la riprova in questa vicenda della “Locanda Rigatoni”, a Roma. Riassunto delle puntate precedenti: un cameriere che serviva una coppia di omosessuali ha avuto la malaugurata idea di scrivere sullo scontrino «no pecorino, sl frocio» e dal si è scatenato il pandemonio. I due hanno protestato e denunciato tutto pubblicamente. Certo, è stato un gesto grave quello del cameriere (licenziato in tronco), ma da quel momento, contro il localesi è scatenata una jihad politicamente corretta, che come tutte le cose ipocrite ha una rovescio di violenza e implacabilità. Richieste di provvedi menti di chiusura immediata (da parte del Codacons), inviti al boicottaggio, su Tripadvisor un’ ondata di commenti negativi da parte di gente che nemmeno c’ è mai stata nel locale, al semplice scopo di generare cattiva reputazione. Insomma, la Guerra Santa infiamma, e i condottieri sono per nulla preoccupati per il futuro economico dei lavoratori della Locanda, tantomeno dei gestori. Che hanno emesso un comunicato in cui denunciano di aver ricevuto minacce di morte, dicono che illocale sarebbe rimasto chiuso per un giorno e, in coda al testo, esprimono «la richiesta di un confronto e di un percor so condiviso con la comunità LGBT, in modo tale che episodi vergognosi come quello capitato non possano e non debbano più ripetersi». Dunque, dopo la polemica e il danno economico, sono pronti per reclutarsi alla rieducazione. Oramai questo è uno schema consolidato, lo conferma la vicenda Barilla. Come si sa, il colosso italiano dell’ alimentare ha definito il suo profilo nazionalpopolare con spot pubblicitari raffiguranti momenti della famiglia tradizionale. Ebbene, nel 2013, intervistato a La Zanzara, il patron Guido Barilla ebbe l’ ardire di affermare: «non faremo pubblicità con omosessuali, perché a noi piacela famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’ accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’ altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purchè non infastidiscano gli altri». Legittima scelta, tuttavia colpita da una puntuale fatwa, con annesse richieste di boicottaggio. Senza alcuna preoccupazione per i lavoratori, chiaramente. Aquel punto Guido Barilla fece una correzione di rotta, chiedendo scusa con un video social. Da l l’ azienda ha messo in campo una serie di iniziative, come il «Global diversity & Inclusion board», che promuove le campagne per l’ inclusione della diversità, ha lanciato dei corsi per i suoi dipendenti sulla sensibilità alle discriminazioni, ha messo mano al portafoglio sponsorizzando delle iniziative della Tyler Clementi Foundation, ente americano che combatte l’ omo fobia. Sempre in ambito agroalimentare, anche la Melegatti fu protagonista di un caso analogo nel 2015, per via di una pubblicità social dei cornetti. Lo slogan era: «ama il tuo prossimo come te stesso, basta che sia figo e dell’ altro sesso». All’ infuriare delle proteste, la Melegatti ritirò l’ immagine, si scusò immediatamente e sollevò dall’ incarico l’ azienda che ne curava l’ immagine social. E siccome l’ arcobaleno è universale, una storia di qualche giorno f a arriva dalla Gran Bretagna. Una compagnia di autobus di Blackpool ha dovuto fermare alcuni mezzi e rimuovere degli avvisi pubblicitari su di essi che semplicemente annunciavano una convention che il Reverendo americano evangelista Franklin Graham terrà in città a settembre. Graham, infatti, come molti predicatori statunitensi, è nemico acerrimo del mondo omosessuale. Nei pannelli pubblicitari c’ era scritto soltanto luogo e data dell’ incontro, ma tanto è bastato per innescare un’ enorme campagna social contro l’ azienda, che ovviamente si è cosparsa il capo di cenere: «Blackpool Transport è un sostenitore orgoglioso del LGBT Pride». Insomma, il trionfo dell’ omoegemonia. O f orse, più correttamente, della sottomissione. criproduzione riservata.
pietro de leo

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