4 Ottobre 2013

Barcone si incendia Centinaia di morti

Barcone si incendia Centinaia di morti

AGRIGENTO La tragedia inimmaginabile divampa in un lampo, come il fuoco che avvolge subito il ponte del barcone da dove centinaia di profughi somali ed eritrei – in fuga dalla guerra – guardavano la costa vicinissima di Lampedusa, di fronte l’ Isola dei Conigli, immaginando già di toccare terra. Volevano segnalare la propria posizione incendiando una coperta, hanno raccontato i superstiti, ma le fiamme si sono propagate subito sul ponte dove giacevano 300 forse 500 persone. Ed è stato l’ inferno che ha scatenato la più grande tragedia dell’ immigrazione per numero di vittime recuperate: finora sono 110, circa la metà donne, e quattro bambini, il più piccolo di tre mesi appena. Le persone salvate sono 155, tra cui sei donne e due bambini. Due donne incinte sono state trasportate a Palermo. Sul fondo del mare ancora in nottata hanno lavorato i sommozzatori per cercare di recuperare altre vittime: sarebbero infatti decine i corpi rimasti imprigionati nello scafo affondato. Gli investigatori hanno già fermato il presunto responsabile, un tunisino di 35 anni indicato come lo scafista del «barcone della morte», che deve rispondere di omicidio plurimo e favoreggiamento. I FATTI. L’ inferno sull’ acqua si è scatenato verso le 5 del mattino, dopo che già due barconi con oltre 460 persone erano stati soccorsi e portati a riva. Nessuno si aspettava che il convoglio avesse un’ altra unità. Quando le fiamme si sono propagate sul barcone i migranti presi dal panico si sono gettati in acqua, alcuni sono annegati subito, altri sono riusciti a rimanere a galla fino all’ arrivo dei soccorsi. I somali e gli eritrei sopravvissuti al naufragio sono stati portati nel centro di accoglienza. I cadaveri, invece, sono stati deposti sul molo Favaloro, ormai diventato una camera mortuaria a cielo aperto per le vittime. Dal pontile una staffetta di ambulanze ha portato i corpi nell’ enorme edificio blu dell’ aeroporto che normalmente ospita gli elicotteri della Finanza e del 118. Sono stati portati lì anche due bimbi, un maschio e una femmina, di tre e due anni: molti operatori, militari, uomini delle forze dell’ ordine non hanno potuto trattenere le lacrime guardando quei corpicini senza vita. Ieri chi entrava e usciva dall’ hangar parlava di «sensazione indescrivibile». E dall’ hangar, per rendere omaggio alle vittime, ha cominciato la sua visita a Lampedusa il vicepremier Angelino Alfano, accompagnato dal capo della polizia Alessandro Pansa, e poi anche dal presidente della Regione Rosario Crocetta. L’ ACCUSA. E come in ogni tragedia non sono mancate le polemiche. L’ accusa è pesante, specie per uomini di mare. Tre pescherecci, infatti, avrebbero visto il barcone in difficoltà al largo di Lampedusa, tirando però dritti senza prestare soccorso. Sono stati i supersiti a puntare l’ indice: «Siamo partiti due giorni fa ed eravamo in 500. Non riuscivamo nemmeno a muoverci. Durante la traversata tre pescherecci ci hanno visto ma non ci hanno soccorso». Sulla vicenda si farà luce. Resta però che sono stati proprio i pescatori dell’ isola a dare l’ allarme e giungere in soccorso. Il Codacons però ha chiesto alla Procura di Agrigento di intervenire. Se si avrà la conferma che alcuni pescherecci non hanno soccorso il barcone, ha detto il presidente Carlo Rienzi, «si tratterebbe di una gravissima omissione con pesanti ripercussioni sul piano penale».

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