24 Marzo 2018

Bannon: «È Facebook che vende i dati degli utenti»

MIRKO MOLTENI Sull’ onda dello scandalo Facebook, contrattacca Steve Bannon, l’ ex-consulente della campagna elettorale di Donald Trump, ma anche ex-dirigente della società Cambridge Analytica, nell’ occhio del ciclone per aver acquisito i dati personali di 50 milioni di utenti del social. Ieri alla conferenza «Il futuro delle news», imbastita a New York dal Financial Times, Bannon, vicepresidente di CA dal 2014 al 2016, prima di passare al comitato di Trump, ha ribattuto che i dati personali Facebook sono venduti comunemente in tutto il mondo, per scopi politici o commerciali. Parla perfino di un rapporto da «servitù della gleba» fra il social e gli iscritti: «Il social prende le cose degli utenti, servi della gleba, e ci guadagna». Spiega: «È solo una questione di costi. Si vende e si compra ogni giorno, è un mercato. È il business di Facebook. Sono andati dalla campagna di Barack Obama nel 2008 e gli hanno mostrato il potere dei dati personali. Siete tutti servi della gleba. Ben pagati, ma sempre servi della gleba. I dati sono lì a disposizione, i social prendono gratis le vostre cose e monetizzano con ampio margine. Controllano la vostra vita». Bannon sostiene che nulla sapeva della app di «data mining», lo «scavo dei dati privati», utilizzata dall’ accademico Alexander Kogan nel caso Analytica. E dice che dietro a questa storia ci sarebbe la sua società madre SCL, dipinta come composta da «tipi britannici, vecchi studenti di Eton e gente che viene da Oxford e Cambridge». Frattanto il Guardian ha ottenuto la testimonianza di una ex-dipendente di Cambridge Analytica, Brittany Kaiser, che fino a due settimane fa dirigeva la sezione Business Development della società. Ha fatto avere al giornale britannico un opuscolo di 27 pagine che circolava come documento interno all’ azienda a fine 2016 per celebrare il trionfo di Trump alle elezioni, rivendicato da Analytica. Secondo la Kaiser, la società avrebbe aiutato la propaganda elettorale dell’ attuale presidente utilizzando dati personali ottenuti da Facebook, ma anche attraverso Google, Snapchat, Twitter e YouTube secondo la prassi del «micro-targeting», ovvero messaggi pubblicitari mirati ai singoli utenti e studiati sulla base dell’ incrocio di svariate combinazioni di preferenze personali, come venivano rilevate sui social. A stendere l’ opuscolo fu, tra gli altri, l’ attualmente sospeso amministratore delegato della società, Alexander Nix. Quanto al fondatore e presidente di Facebook, Mark Zuckerberg, dovrà comparire davanti alla Commissione Energia e Commercio della Camera di Washington. Ci si muove anche in Italia, poiché la Procura di Roma, sulla base di un esposto del Codacons, ha aperto un’ indagine affidata al procuratore Angelo Antonio Raganelli. Il Codacons ha depositato il suo esposto in 103 procure italiane e anche presso il garante della privacy e si appella agli articoli 167 e 169 del codice della Privacy, relativi a trattamento illecito di dati e misure di sicurezza. riproduzione riservata.

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