1 Giugno 2004

Bankitalia: reale l?inflazione indicata dall?Istat

Bankitalia: reale l?inflazione indicata dall?Istat


ROMA. Non è vero che, nel dopo-euro, l`inflazione reale è stata più alta di quella misurata ufficialmente. A sostenerlo è il governatore della Banca d`Italia Antonio Fazio, nella sua relazione finale, secondo il quale tale ipotesi è smentita dal fatto che non ci sono state variazioni significative nella quantità di denaro prelevato presso i distributori automatici.
Basta guardare al Bancomat, insomma, per capire che l`inflazione misurata dall`Istat è quella vera. «Nel 2002 e nel 2003 – si legge infatti nella relazione – successivamente all`introduzione delle banconote in euro, non si sono registrate particolari variazioni nella frequenza o nella dimensione dell`utilizzo degli strumenti di prelievo del contante. Questa evidenza contrasta con la diffusa percezione che il tasso di inflazione sarebbe stato maggiore di quello registrato ufficialmente». Secondo Bankitalia, infatti, «un aumento generalizzato del livello dei prezzi si dovrebbe tradurre, per dato livello dei consumi reali, in un incremento del valore nominale della spesa e quindi della domanda di moneta per transazione». Invece l`analisi dimostra «l`assenza di significative variazioni strutturali nei principali indicatori di domanda di circolante nel periodo successivo all`introduzione del contante in euro». Questi dati sono stati contestati dal Codacons: «Si vede che il governatore non va mai a fare la spesa»..
L`inflazione reale, pertanto, è effettivamente quella misurata ufficialmente, ma il fenomeno di quella percepita, soprattutto in Italia, stenta a rientrare, e principalmente per due motivi. In primo luogo c`è il fatto che in concomitanza con il changeover e nel periodo successivo «la quota dei prezzi che sono stati variati vero l`alto o verso il basso è aumentata»: l`adeguamento dei listini, insomma, sarebbe stato concentrato nel tempo, con rincari superiori alla media per alimentari, tabacchi, carburanti. Secondo motivo, a detta di Fazio, l`influsso dei mass-media: «non si può escludere – dice infatti il governatore – che negli ultimi tempi anche il meccanismo di reciproca influenza tra la percezione individuale e l`attenzione al fenomeno da parte dei mezzi di informazione sia stato più rilevante che in passato».
In ogni caso, conclude Fazio, «la percezione di una più forte inflazione da parte delle categorie meno abbienti potrebbe riflettere un`effettiva maggiore perdita di potere d`acquisto dovuta ad altre cause, tra le quali soprattutto l`evoluzione dei redditi, in termini assoluti e relativi».
È un dato di fatto, tuttavia, che in Italia il carovita – per quanto riguarda le componenti di fondo – corre a ritmi più veloci rispetto al resto d`Europa, e Bankitalia individua il principale responsabile nel costo del lavoro per unità di prodotto (Clup) dell`industria in senso stretto, «che ha registrato nella media del biennio 2002-2003 un divario di oltre tre punti percentuali rispetto a quella media degli altri tre maggiori paesi dell`area, in gran parte per effetto dell`andamento sfavorevole della produttività».
Quanto, infine, alle previsioni, che vedono l`inflazione al 2,2% nel 2004 e al 2,1% nel 2005, Bankitalia avverte che «potrebbero rivelarsi, per l`anno in corso, eccessivamente ottimistiche qualora le recenti tensioni sui mercati internazionali del petrolio non dovessero allentarsi».

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