Banche sul tavolo del Cdm: rimborsi e fallimenti snelli
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fonte:
- Repubblica.it
Il
governo lima gli ultimi dettagli per i ristori degli obbligazionisti
azzerati nelle procedure di risoluzione delle quattro banche (Banca
Etruria, CariChieti, Carife, Banca Marche). In dubbio l’automatismo per i
sottoscrittori di titoli pre-agosto 2013. In arrivo misure per rendere
più veloce il recupero dei crediti
MILANO – Il tema banche è sul tavolo nel Consiglio dei Ministri convocato per la serata di oggi. In agenda ci sono due provvedimenti importanti, attesi da tempo: quello che definisce i meccanismi per rimborsare gli investitori che si sono visti azzerare le obbligazioni di Banca delle Marche, Banca Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti (i quattro istituti messi in risoluzione a fine 2015); e quello che introduce nuove semplificazioni per snellire le procedure fallimentari, in modo che sia più facile per i creditori recuperare valore dai beni di società in fallimento. Un tema che si intreccia strettamente con la partita dei crediti in sofferenza, per trattare le quali è stato da poco lanciato il Fondo Atlante. Quello di stasera “sarà un Consiglio dei Ministri corposo, perché riguarderà le vicende delle banche: finalmente si chiude quella pagina brutta che c’è stata in passato”, ha anticipato il premier Matteo Renzi in collegamento dall’Internet Day di Pisa.
I rimborsi. Sul tema dei ristori agli investitori – che si son visti stracciare azioni e obbligazioni subordinate dei quattro istituti – si annunciano ritocchi fino all’ultima ora. Dopo diversi annunci e rinvii, come ricostruiva Repubblica in edicola, si è imposto il doppio-binario per accedere ai rimborsi: automatici per coloro che hanno sottoscritto i bond prima dell’agosto 2013, arbitrato necessario per gli altri per mettere in luce la mancanza di informazioni adeguate in fase di sottoscrizione degli investimenti. La data non è casuale: all’agosto 2013 risale infatti la comunicazione Ue che chiedeva di far partecipare gli investitori al fallimento di una banca, prima di metter mano ai soldi pubblici per il suo salvataggio. Ma su questa impostazione si sono innestati i dubbi di Palazzo Chigi sulla possibile platea rimborsata. Stando alla data di emissione dei titoli, con questa configurazione i due terzi circa dei rimborsi potrebbero essere automatici (228 milioni di euro su 329 di obbligazioni, circa 8mila persone su 10.599). Ma lo scetticismo del premier Renzi riguarda anche gli altri criteri in base ai quali far scattere i ristori, cioè limiti di reddito (Isee) o quota di patrimonio totale investito nei bond. Insomma, la paura è di lasciare troppi risparmiatori scontenti e pronti a intentare cause. Ancor prima di conoscere i provvedimenti definitivi, d’altra parte, il Codacons ha ammonito il governo: “Non accetteremo alcun doppio binario sul fronte degli indennizzi e nessuna discriminazione a danno dei risparmiatori”. Ecco perché, all’ultimo, potrebbe arrivare un colpo di mano con la decisione di estendere i rimborsi automatici, con risorse dedicate tra 250 e 280 milioni dai 100 milioni inizialmente stanziati.
Ue: più tempo per vendere le nuove banche. Nell’attesa sui tecnicismi per i rimborsi agli obbligazionisti, la Commissione Ue ha dato il via libera alla proroga della scadenza entro la quale devono essere cedute le nuove quattro banche nate dal salvataggio di Banca delle Marche, Banca Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti. Bruxelles non ha fornito date “nell’ottica di proteggere l’effettivo compimento del processo di vendita”. La scadenza iniziale era fissata per la fine di questo mese. E’ la stessa Commissione a riassumere per sommi capi la vicenda delle quattro banche ora in risoluzione: gli istituti-ponte vennero create a novembre, quando la Banca d’Italia mise in risoluzione le banche. Con l’approvazione dell’Antitrust europeo, il Fondo di risoluzione italiano concesse 3,6 miliardi di aiuti per coprire la differenza tra gli asset trasferiti e le passività e per capitalizzare le banche-ponte. Più un aiuto addizionale di 400 milioni di euro di garanzie. Per limitare la distorsione alla concorrenza derivanti dall’aiuto pubblico, ricorda la commissione, l’Italia si è impegnata a mantenere “vive” le banche-ponte solo per un periodo limitato. “In vista del prolungamento del termine ultimo per la vendita, l’Italia ha fornito impegni addizionali per limitare la distorsione della concorrenza e assicurare che non saranno concessi altri aiuti di Stato alle banche-ponte”.
Procedure fallimentari. Sul fronte dei fallimenti più agili, arrivano due tipologie di interventi. Da un lato, riassumono gli analisti di una Sim, prevenire lo stato di insolvenza per evitare i fallimenti e dall’altro agevolare le procedure di recupero dei crediti. Si tratterebbe di ampliare i beni che i creditori possono aggredire a fronte di un credito immobiliare: sarebbero compresi anche i macchinari e le quote societarie, in un meccanismo chiamato “pegno non possessorio”. Il dubbio degli addetti ai lavori è che – dovendo sempre passare dal Tribunale per farlo valere – il pegno possa non essere un’arma
efficace per una accelerazione sensibile del recupero del credito. In ogni caso, come è stato detto anche durante la conferenza di presentazione del Fondo Atlante oggi a Milano, ogni intervento che permetta di ridurre i tempi di recupero dei crediti dai 7 anni attuali è ben accetto.
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