Banche, pressing dei consumatori
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fonte:
- Il Messaggero
ROMA – La protesta sul caro-sportello nelle banche non si placa, ma intanto anche dalle campagne arriva l?allarme rosso: produrre frutta e verdura in Italia non conviene più in quanto la forbice tra i prezzi alla produzione e quelli al consumo è diventata enorme. «Invece di immettere sul mercato i nostri prodotti – sottolinea Giuseppe Politi presidente della Cia lamentando la crescita alle stelle dei prezzi al dettaglio – è diventato più conveniente distruggerli: la vendita di un chilo di mele all?origine non supera 0,25 euro(poco più di 480 vecchie lire) mentre al consumo finale si arriva a 2,30 euro (oltre 4.450 lire). Uno scarto incredibile, dicono gli agricoltori, alimentato «da ben sette passaggi di filiera e dalla mancanza di un rapporto organico tra i soggetti interessati». Così, se a Celano (L?Aquila) la Cia ha sotterrato ieri una serie di prodotti ortofrutticoli, la Coldiretti ha invece deciso di consegnare i prodotti agricoli al Vescovo dei Marsi nel Fucino per regalarli ai poveri.
Sul fronte bancario, l?invito al contenimento dei prezzi rivolto dal ministro dell`Economia Siniscalco, agli istituti di credito, è stato invece accolto con favore dai consumatori che hanno chiesto però al Governo un tavolo nazionale urgente. Anche perchè, sostengono le associazioni, l?auspicato intervento su prezzi e tariffe bancarie risulta comunque «tardivo» rispetto agli aumenti registrati fino ad oggi dai costi del conto corrente bancario. Secondo Cittadinanzattiva, in quattro anni il caro-sportello si è fatto sentire con incrementi di quasi il 30%, mentre in base ai calcoli dell`Adusbef sui bilanci familiari il peso di un conto in banca arriva fino a 520 euro, praticamente un milione di vecchie lire che se ne va, spiega l`associazione, tra prelievi bancomat, assegni, invii di estratti conti e altre «semplici operazioni».
«La proposta di un blocco dei prezzi nel settore bancario – osserva Cittadinanzattiva – arriva con almeno due anni di ritardo: da gennaio 2001 ad agosto 2004, le spese per la custodia e la negoziazione dei titoli, per la tenuta di conto corrente e carte di credito sono aumentate di circa il 30%». Ben venga quindi l`invito di Siniscalco, afferma l`associazione, «purchè alle buone intenzioni seguano azioni concrete». E a giudicare tardivo l`interesse del governo è anche l`Adiconsum, soprattutto «considerando gli aumenti che ci sono già stati e i prossimi annunciati a partire dal primo ottobre». A confermare le intenzioni di coinvolgere gli istituti bancari nell`offensiva contro il carovita è il ministro Marzano, che dopo le critiche sollevate dai consumatori difende l`accordo già raggiunto con la grande distribuzione e ribadisce l`impegno e il lavoro del governo per il contenimento dei prezzi. «I giudizi sul provvedimento li aspetto dai cittadini e mi pare difficile che non siano d`accordo su un`intesa che evita il rialzo dei prezzi. – afferma Marzano – il ministro Siniscalco sta lavorando a una iniziativa simile con le banche». Da parte sua l?Intesaconsumatori boccia lo stop degli aumenti concordato con la grande distribuzione come l`ennesimo «spot» del governo e rilancia: per far ripartire i consumi, non servono «consigli per gli acquisti», ma «soldi per gli acquisti». L`Intesa chiede quindi di inserire in Finanziaria un bonus tra i 1.000 e 1.500 euro da destinare alle famiglie a più basso reddito. Contro l`accordo si è schierato anche il settore dell`autotrasporto giudicando grave il fatto di non essere stato coinvolto nell`intesa.
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