19 Aprile 2011

Banche, la class action ha fatto flop Ma il Codacons non si dà per vinto

Banche, la class action ha fatto flop Ma il Codacons non si dà per vinto

La class action all’ italiana nei confronti delle banche è stata ad oggi un vero flop, ma il Codacons non si dà per vinto. Basti pensare ai casi Intesa Sanpaolo e Unicredit. Le due banche sono finite nel mirino dell’ associazione per la tutela dei consumatori all’ inizio del 2010, quando sono state loro notificate due citazioni, che poggiavano su alcune rilevazioni dell’ Antitrust secondo le quali gli istituti di credito avrebbero compensato l’ eliminazione della commissione di massimo scoperto, introducendone di nuove e più costose. Nell’ agosto del 2010, poi, al gruppo di Piazza Cordusio era stata notificata una seconda class action, con le medesime richieste della prima. Le tre iniziative, tuttavia, per il momento non hanno avuto l’ esito che il Codacons avrebbe sperato. E’ tutto scritto nei bilanci. Nel caso della banca di Ca’ de Sass, infatti, secondo quanto è stato messo nero su bianco nella relazione dell’ esercizio 2010, il tribunale di Torino, il 4 giugno dello scorso anno, ha depositato l’ ordinanza che dichiara inammissibile la class action promossa. Il provvedimento è stato impugnato dinanzi alla Corte d’ appello di Torino, senza miglior esito: con ordinanza depositata il 25 ottobre 2010, il reclamo è stato rigettato. Il Codacons ha, infine, impugnato quest’ ultima decisione per Cassazione, e il procedimento è tuttora pendente. Quanto a Unicredit, come si apprende dalla relazione al bilancio 2010, il tribunale di Roma, con due separate ordinanze del marzo 2011, ha dichiarato l’ inammissibilità di entrambe le class action. A questo punto, spiega a F&M Marco Ramadori, presidente del Codacons, l’ intenzione è di presentare reclamo in appello anche per quel che riguarda le due azioni contro la banca guidata dall’ ad, Federico Ghizzoni, proprio come già fatto con Intesa Sanpaolo: «Questi tribunali – protesta Ramadori – pensano soltanto a fare l’ interesse delle banche». Non solo: l’ associazione a tutela dei consumatori, anticipa il presidente, promuoverà a breve una nuova iniziativa dinanzi al tribunale di Roma, sempre per protestare contro le commissioni bancarie ritenute troppo onerose per i correntisti. Dichiarazioni di intenti a parte, è evidente che la class action bancaria in Italia non ha ancora preso quota. «Il problema – spiega Ramadori – è che sono eccessive le differenze rispetto alla legislazione degli Stati Uniti. A cominciare dal meccanismo di adesione all’ azione, che Oltreoceano è automatico e in Italia no. Basti pensare che le spese per far conoscere l’ iniziativa agli altri aventi diritto, a differenza che in Usa, sono a carico nostro e il tempo a disposizione è limitato a 120 giorni. Non sono inoltre previsti i danni punitivi e noi riteniamo invece che debba esserci una sanzione proporzionata al fatturato della società condannata. Senza contare, infine, che nel Belpaese i tempi della giustizia sono molto più lunghi che negli Stati Uniti. E questo è, tra l’ altro, il motivo per cui Oltreoceano non si arriva mai alla sentenza, ma si tende sempre a raggiungere una transazione prima».

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