Banche, i rimborsi possono attendere Corsia veloce solo per i più poveri
a 5 mesi dal salvataggio, è di nuovo in bilico il decreto previsto oggi
Alessia Gozzi ROMA POTREBBE non essere neanche oggi il giorno del ristoro per gli obbligazionisti azzerati dal salva-banche. A cinque mesi di distanza dal decreto che segnò un ‘prima’ e un ‘dopo’ nel mondo del risparmio. Il condizionale è d’ obbligo, visti i precedenti e il consiglio dei ministri non ancora convocato ieri sera. Dal Tesoro è confermata l’ intenzione di chiudere la partita delle banche, ma in serata circolavano voci di un nuovo rinvio. Una partita complessa che comprende, oltre ai rimborsi, il pacchetto per favorire la vendita delle sofferenze bancarie con misure sul recupero crediti. Il tutto in un unico maxi decreto. I rimborsi ai 10.559 risparmiatori rimasti colpiti dalla risoluzione di Banca Marche, Etruria, Carichieti e Carife saranno automatici sotto una certa soglia di reddito (l’ ultima ipotesi sul tavolo è 21mila euro lordi annui) e per chi ha investito poco nei bond (anche rispetto all’ Isee famigliare). In teoria, dovrebbero rientrare gli 8.065 risparmiatori che hanno investito meno del 30% del proprio patrimonio in obbligazioni subordinate. Precedenza ai più poveri e ai più prudenti. Per loro, scatterà in automatico il principio della non corretta informazione al momento della sottoscrizione dei titoli. E, dunque, il rimborso. Tutti gli altri potranno ricorrere agli arbitrati che saranno attivati presso l’ Anac e che valuteranno caso per caso. Il fondo di ristoro avrà una dotazione triplicata a 300 milioni, con risorse provenienti ancora una volta dal Fondo interbancario di tutela dei depositi. UNO SCHEMA concordato con Bruxelles e che avrebbe dovuto vedere la luce entro il 30 marzo, stando ai paletti (non perentori) della legge di Stabilità. Se il pacchetto non arrivasse oggi, bisognerà attendere un’ altra settimana visti gli impegni americani del premier. Ma, oltre all’ attesa dei risparmiatori, c’ è il pressing del settore bancario e dei mercati sul dossier sofferenze. Ieri il dg dell’ Abi, Giovanni Sabatini, ha ribadito la necessità di intervenire sul recupero crediti troppo lento (in media sette anni), sottolineando che «per ogni anno di riduzione dei tempi di recupero delle garanzie, lo scarto tra prezzo di offerta e prezzo di domanda si ridurrebbe di circa il 10%». UN TEMA sul quale sono al lavoro i tecnici del Mef e del ministero della Giustizia già dallo scorso febbraio. Dovrebbero finire nel maxi decreto procedure più rapide per i pignoramenti, la possibilità di chiedere la dichiarazione di fallimento da parte di sindaci e revisori dei conti e una competenza più ampia per i tribunali delle imprese. Oltre alle misure sul recupero crediti, il governo sta valutando se inserire anche una parte di misure per accelerare i processi civili (contenute nella delega sulla giustizia civile). In particolare, il ricorso al rito sommario di cognizione (che non ha l’ obbligatorietà di scadenze temporali predeterminate) per tutte le cause di competenza del giudice unico, che ridurrebbe parecchio i tempi dei procedimenti. ANCORA in forse l’ inserimento di una norma per chiarire che 800 milioni di crediti fiscali potenziali rimasti nella quattro banche poste in risoluzione rientreranno negli asset delle nuove banche e, dunque, chi le acquisterà ne potrà beneficiare, in compensazione sulle future imposte da pagare. Un chiarimento che serve ad aumentare il valore di vendita dei quattro istituti e non, come ipotizzato in un primo momento, a finanziare il fondo di ristoro per gli obbligazionisti. Sui futuri acquirenti il governo, così come Bankitalia, ha promesso una «moral suasion affinché vengano incontro alle esigenze dei risparmiatori». Sullo sfondo di questo rincorrersi di attese, manifestazioni di piazza, annunci e rinvii, pende la decisione del Tar del Lazio sulla legittimità del decreto salva-banche. Ieri sono stati discussi nove i ricorsi proposti dal Codacons, da alcuni istituti bancari e da soci degli stessi: i giudici, su richiesta dell’ avvocatura dello Stato, si sono riservati di pubblicare entro sette giorni i dispositivi di sentenza.
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