8 Febbraio 2010

Banche Finire in rosso costa anche 200 euro al mese

Conti amari Dopo l’abolizione della commissione sul massimo scoperto la situazione non sembra migliorata. Le proteste dei consumatori A tanto può arrivare la «spesa» per chi, in assenza di fido, sfora di mille euro. E i tassi applicati raggiungono quasi al 20%

Vietato andare in rosso. Se non si ha un fido, costa salato: anche più di 200 euro al mese per uno sconfino di mille euro. Come dire: il 20%. Colpa dei tassi alle stelle, che arrivano al 20% (19,68% alla Cassa di Risparmio di Ravenna: cinque punti in più rispetto al fido); ma, soprattutto dei nuovi costi che hanno sostituito la commissione di massimo scoperto (Cms), le cosiddette «commissioni di disponibilità fondi». Da quando, dopo le spinte dell’Antitrust e della Banca d’Italia, la commissione sul massimo scoperto è stata abolita, la situazione è paradossalmente peggiorata, come ha denunciato la stessa Authority guidata da Antonio Catricalà. In particolare per chi non ha il fido. Se, infatti, sui conti affidati è stato posto con il decreto Tremonti un tetto alle spese sostitutive, sui conti senza fido non ci sono regole.
La stangata
C’è anche chi fa pagare 10 euro al giorno di commissione (Banca Marche, per sconfini fra mille e 5 mila euro). Diversi istituti chiedono 5 euro al giorno, per un rosso sotto i mille euro. «Le banche stanno orientando il cliente a utilizzare i prodotti finanziari, come le carte di credito e i prestiti, invece che a sconfinare» dice Stefano Caselli, docente di Finanza in Bocconi.
Con l’Università Bocconi abbiamo analizzato sette casi (vedi tabella), che comprendono le due maggiori banche (Unicredit con il conto Genius Club e Intesa Sanpaolo con Benefit) e cinque altri istituti (Carige, Credem, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ravenna e Popolare dell’Emilia Romagna — gli ultimi tre segnalati da Adiconsum perché oggetto di reclami). Abbiamo quindi avanzato due ipotesi: sconfinamento di mille e 2 mila euro, per un giorno, sette giorni, un mese. I risultati sono clamorosi, soprattutto nei medi istituti dell’Italia centrale: Cariravenna, Bper, Banca Marche.
I record
Andare in rosso di mille euro per un mese, senza fido, con il conto ordinario della Popolare dell’Emilia Romagna guidata da Fabrizio Viola costa 203 euro, il record. Segue con 191 euro la Cassa di Risparmio di Ravenna presieduta da Antonio Patuelli. Terza in classifica, con 109 euro la Banca Marche di Massimo Bianconi.
La stessa Cariravenna, che applica agli sconfini in assenza di fido addirittura due commissioni, una giornaliera di 5 euro e un’altra a forfait di 25 euro («recupero costi per procedura amministrativa»), chiede 30,54 euro a chi sfora di mille euro per un solo giorno; e 63,77 euro per una settimana. Intesa Sanpaolo e Unicredit, con le loro commissioni giornaliere di 2 euro, sono allineate su cifre minori, ma sempre significative: costa 70 euro nella prima e 71 nella seconda andare in rosso di mille euro per un mese.
Vediamo ora il caso dei 2 mila euro. La maglia nera sullo scoperto per un mese spetta sempre alla Bper: per dare 2 mila euro, ne chiede 216. Sui sette giorni la palma è di Banca Marche: 75 euro. Chi chiede di più per lo sconfino di un solo giorno è invece ancora Cariravenna: 31 euro. A proposito di Cariravenna: quelli riportati sono i costi in vigore dal primo marzo prossimo. Sembra incredibile, ma oggi sono più alti, addirittura 25 euro al giorno.
È il segnale di un processo di riduzione generale, dopo le segnalazioni dell’Antitrust? Forse. Anche Bper lascia intendere che diminuirà questi costi: «Trattandosi di commissioni di nuova introduzione — dice Pierpio Cerfogli, direttore commerciale — sono in corso le verifiche volte ad apportare, laddove ritenuto utile, miglioramenti alla struttura commerciale introdotta».
In ogni caso, le associazioni dei consumatori si stanno muovendo. Il 18 gennaio Adiconsum, Adoc e Lega Consumatori hanno costituito l’Osservatorio sulla Commissione di massimo scoperto. «Abbiamo ricevuto un centinaio di segnalazioni», dice Fabio Picciolini, segretario di Adiconsum. Ed è attesa per aprile la pronuncia sull’ammissibilità del ricorso, a Torino, contro Intesa, nella class action avviata dal Codacons. Che rivela di avere ricevuto «5 mila preadesioni alle class action sulle Cms, il nostro tema principale di questi giorni, insieme con i vaccini inutilizzati per la suina». Era il 20 dicembre quando l’Antitrust segnalò «nuove condizioni peggiorative sino a 15 volte per i clienti rispetto alla commissione di massimo scoperto». L’Associazione bancaria di Corrado Faissola rispose: «Prendiamo atto». E chiese un incontro. Da allora, nulla si è mosso.

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