23 Novembre 2006

Banca Intesa-Sanpaolo IMI: obiettivo fusione

Ripropongo le riflessioni e le perplessità evidenziate su questo sito il 2 settembre 2006 relativamente alla fusione per incorporazione di Sanpaolo Imi in Banca Intesa. Le ritengo tuttora valide, in mancanza di un chiaro piano industriale a supporto della complessiva operazione di fusione. Ad oggi, nel frastuono generale dell`informazione, si ha solo notizia della possibile fuoriuscita dal nuovo gruppo di oltre 8.000 dipendenti, anticipata con risalto dalla stampa nazionale, si preannuncia la nomina a presidente della Cassa Depositi e Prestiti di Alfonso Iozzo, attuale Amministratore delegato di Sanpaolo Imi, si ipotizza l`assegnazione a Crédit Agricole di oltre 600 sportelli bancari in Italia in cambio del suo assenso all`operazione di fusione e si attende l`esito delle assemblee dei soci dei due gruppi bancari italiani, convocate in via straordinaria per il 1° dicembre 2006, prefigurando in tale occasione l`atteggiamento ostile del Banco Santander, secondo azionista di Sanpaolo IMI. Con l`approvazione da parte dei Consigli di amministrazione di Banca Intesa e Sanpaolo del 26 agosto 2006 sono avviate le procedure per realizzare il progetto di fusione tra le due realtà bancarie. Dall`integrazione deriverebbe un gruppo con oltre 6000 sportelli in Italia ed 86.000 dipendenti, una quota di mercato superiore al 20 per cento in 40 province italiane su 103, la presenza complementare in 10 paesi del Centro-Est Europa attraverso 1400 filiali, la possibilità di conseguire nel 2009, secondo le previsioni, un utile netto di 7 miliardi di euro. Esso beneficerebbe a regime di economie gestionali (75% di minori costi e 25% di maggiori ricavi) per 1,3 miliardi di euro, dopo aver sopportato oneri per l`integrazione stimati in 1,5 miliardi di euro. Le attività di bilancio assommano a 545 miliardi di euro e la capitalizzazione di mercato congiunta supera i 60 miliardi di euro. E` lunga la lista di quanti hanno applaudito, al solo annuncio, per la maxi operazione. Tra le poche voci discordanti, quella di Codacons che il 25 agosto (notizia Radiocor) ha chiesto un provvedimento urgente dell`Antitrust e della Banca d`Italia per fermare l`operazione. Secondo l`Associazione la fusione non offrirà alcun beneficio ai consumatori italiani, anzi, rafforzerà sempre più il regime oligopolistico delle banche nazionali.

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