Banca Etruria, la Gdf perquisisce la sede e 15 società
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fonte:
- Italia Oggi
I finanzieri del Nucleo di polizia valutaria di Arezzo hanno eseguito una serie di perquisizioni nelle sedi di 15 società che hanno avuto rapporti con Banca Etruria e che operano in svariati settori in Toscana, Emilia Romagna e Lombardia. L’ ipotesi di reato è quella della omessa comunicazione del conflitto di interessi da parte dell’ ex presidente Lorenzo Rosi e dell’ ex consigliere Luciano Nataloni, in relazione a finanziamenti concessi dall’ istituto di credito a società loro riconducibili Obiettivo degli inquirenti è capire se la banca aveva convenienza a eseguire certe operazioni (i finanziamenti avrebbero generato perdite per 18 milioni di euro), se sono state rispettate le condizioni di mercato e se esistono relazioni tra le aziende in questione. È stata perquisita anche la sede centrale di Banca Etruria ad Arezzo, dove sono stati acquisiti i verbali delle riunioni del consiglio di amministrazione. Si tratta del terzo dei filoni di inchiesta aperti dalla procura di Arezzo sul dissesto finanziario dell’ istituto di credito. I pm indagano anche sul reato di ostacolo alla vigilanza da parte degli ex vertici (fascicolo aperto nel marzo 2014 dopo la relazione degli ispettori di Bankitalia) e su presunte false fatturazioni. Sulle scrivanie dei magistrati si trovano pure i ricorsi di diverse associazioni di consumatori per la vendita di obbligazioni secondarie a risparmiatori che non sarebbero stati messi a conoscenza dei rischi. Intanto, dopo le verifiche già avviate sulle ipotesi di reato di ostacolo alla vigilanza e di conflitto di interessi dei vecchi amministratori, i magistrati valuteranno se dietro il buco in bilancio di oltre 3 miliardi possa ravvisarsi l’ ipotesi di bancarotta fraudolenta. E lo faranno sulla base della relazione del liquidatore Giuseppe Santoni, che si occuperà anche di svolgere il ruolo di curatore fallimentare. Per Carlo Rienzi, presidente del Codacons, «è bene indagare a tutto campo per accertare le responsabilità del default dell’ istituto di credito che ha prodotto danni ingenti ai risparmiatori. Avevamo chiesto alla magistratura aretina di verificare se vi fossero soggetti pubblici e privati che con il loro comportamento avessero contribuito a provocare il dissesto economico della banca e, quindi, a danneggiare i risparmiatori». © Riproduzione riservata.
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