13 Marzo 2018

Bambini non vaccinati respinti da nidi e materne

 

ROMA Quattro bambini rimandati a casa a Milano, 4 in una scuola di Sulmona, tre nel Lazio, alcune decine in Sardegna. Ed è solo il primo bilancio. Mentre l’ Istituto superiore di sanità annuncia che l’ obiettivo è stato raggiunto e le coperture vaccinali sono sopra il 95% (garantendo quindi l’ immunità di gregge), le scuole di tutta Italia stanno traducendo nella pratica quel che prescrive la legge sull’ obbligo vaccinale varata lo scorso luglio. Disposizioni che non a tutti paiono chiarissime, sebbene Miur e Salute in una circolare dello scorso 27 febbraio – inviata ad assessori alla sanità, uffici scolastici regionali e presidi – abbiano dato le indicazioni operative del caso ribadendo che il termine del 10 marzo per la presentazione della documentazione relativa all’ adempimento degli obblighi vaccinali per le famiglie vale per tutte le Regioni. Proprio ieri sera il ministero della Salute ha diramato un nuovo comunicato: non sono previste proroghe alla scadenza del 10 marzo per assolvere all’ obbligo vaccinale. «Il termine del 10 marzo», sottolinea il ministero, «vale per tutte le Regioni, anche per quelle che hanno aderito alla procedura semplificata». Sul nostro territorio «non c’ è chiarezza sul da farsi» afferma dal canto suo la presidente regionale del Friuli Venezia Giulia dell’ Associazione nazionale presidi, Teresa Tassan Viol. Nei giorni scorsi – ricorda – la Regione Fvg, dotata di anagrafe vaccinale, «ha diramato un protocollo in cui invitava le scuole a non escludere dopo il 10 marzo nessun bambino iscritto ai nidi e agli istituti dell’ infanzia e dava tempo fino al 10 maggio alle aziende sanitarie per trasmettere i dati sulle vaccinazioni avvenute alle segreterie delle scuole». «Noi siamo dunque esentati dal richiedere certificazioni ai genitori – aggiunge la preside – e al momento la nostra tendenza è di non escludere nessun bambino. Ma occorre capire quale indicazione prevale se quella statale o quella regionale». Il «dentro o fuori» riguarda i bimbi da 0 a 6 anni che frequentano le scuole dell’ infanzia. Per i «fuorilegge» più grandi (7-16 anni) non scatta, invece, nessuno stop didattico ma sono previste sanzioni fino a 500 euro a carico dei genitori. «La volontà della scuola non è di escludere ma di includere» spiega la Fism (la Federazione italiana scuole materne). «Non c’ è alcuna discrezionalità. I dirigenti scolastici applicano ciò che viene imposto dalla legge», sottolinea Antonello Giannelli, presidente dell’ Associazione nazionale presidi (Anp). E la preside della scuola di Sulmona che ha rimandato a casa alcuni bambini spiega: «nessun libero arbitrio da parte mia, ho solo applicato la legge. Devo solo adempiere al mio dovere». Ma il Moige invita i presidi a non fare gli sceriffi lanciando l’ allarme: «si rischia una caccia all’ untore verso i bambini non vaccinati che è inaccettabile. Le privacy sanitarie a carico di minori vengono disattese con provvedimenti di espulsione che diventano necessariamente pubblici a danno dei minori». E il Codacons annuncia una diffida alle Asl di tutta Italia e un esposto a 104 Procure della Repubblica «affinché siano pienamente tutelati i diritti delle famiglie e si evitino abusi sui dati sensibili dei minori».

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