14 Agosto 2020

Ballo in maschera e a distanza

a notte scorsa un DJ mi ha salvato la vita». Correva, anzi «danzava», l’ anno 1982 quando la band newyorchese «Indeep» conquistava le vette delle classifiche mondiali della disco-music con il brano «Last night a DJ saved my life» tutto grancassa (della batteria), basso e «riff» di chitarra elettrica, praticamente un inno alla musicoterapia come rimedio ai problemi della vita (in questo caso, una delusione sentimentale). Ora, grazie al maledetto virus dagli occhi a mandorla e ai pericoli fra veri e probabili di ammalarsi di Covid 19, il paradosso è che disc jockey e discoteche siano ora da considerare come fattori di rischio. Agostino Miozzo aveva 29 anni quando quella canzone fece ballare milioni di persone sulle piste di mezzo mondo e non sappiamo se all’ epoca fosse un frequentatore di discoteche. Oggi, da direttore del Comitato tecnico – scientifico consulente del Governo, dopo l’ allarme lanciato con le foto di tanti giovani che vivono le notti d’ estate sulle piste da ballo di tutt’ Italia, vuole chiudere per precauzione l’ attività di tutte le discoteche, che nella stagione estiva hanno il cuore della loro stessa esistenza e sopravvivenza. E sulla questione di vita o di morte (non solo per i gestori dei locali, ma per tutto l’ indotto turistico legato al «popolo della notte») è scontro e caos. Quelle foto «segnaletiche» circolate sui social e in tv infatti hanno fatto scattare la chiusura senza se e senza ma in Calabria; in Puglia il presidente Michele Emiliano ordina di ballare con le mascherine sul viso (ma vi immaginate quanta gente potrebbe finire a terra per scarsa ossigenazione mentre balla? … ) ma il Codacons chiede la chiusura totale stasera e domani sera evocando il pericolo di un’«epidemia colposa»; in Toscana scatta l’ obbligo di ballare ad almeno due metri l’ uno dall’ altro (quindi portatevi il metro flessibile in tasca, non quello di legno altrimenti potreste ferire qualcuno) e l’ elenco potrebbe allungarsi regione per regione, disegnando così un’ Italia -Arlecchino nella quale chi rimane più disorientato e frastornato (ancor prima di ascoltare la musica sparata dagli amplificatori) è proprio l’ aspirante ballerino – turista scampato o guarito dal Coronavirus. Con un’ economia nazionale più che in ginocchio e in regioni come Puglia e Basilicata che nel turismo hanno sempre più una delle voci più importanti del proprio fatturato globale, non si può non tener conto che discoteche e locali da ballo, fatte salve le misure a salvaguardia della sicurezza e della salute, non sono solo fonti di reddito per chi le gestisce e per la Siae che incassa i diritti d’ autore dei brani diffusi a tutto decibel, ma alimentano un indotto che riguarda la ristorazione (bevande & affini) e l’ assistenza al pubblico. E sono sicuramente anche un attrattore turistico di per sé, come negli anni si è verificato per esempio a Gallipoli. Perché se io sono un giovane, magari diplomato o laureato davanti allo schermo di un computer nei mesi scorsi della clausura forzata sanitaria, e ho qualche soldino per una vacanza sicuramente andrò a svagarmi e rilassarmi in una località che mi garantisca un po’ di «vita» serale e notturna piuttosto che in un’ altra che assomiglia più ad un «buen retiro» per genitori o nonni, che dopo il tiggì di prima serata e una cena fors’ anche frugale, poi vanno a nanna. Ora, la questione è ancora in ballo (mai definizione fu più appropriata… ), perché al momento è solo probabile sul tema un nuovo confronto fra Governo e Regioni (che come abbiamo visto vanno molto in ordine sparso) e purtroppo la confusione regna sovrana. Molti turisti in questi giorni si stanno spostando fra le varie regioni. Quanti di loro saranno a conoscenza delle regole anti – Covid 19 da adottare nella località prescelta, se decideranno di fare quattro salti in pista, magari varate giusto la notte prima? E spiegateci di grazia, come si fa a ballare il valzer o la mazurka o il tango a due metri di distanza l’ uno dall’ altro? Questa «sindrome cinese» non sta ammazzando anche il nostro gusto di vivere? «Last night a DJ saved my life». Così, eccoci a Ferragosto anche quest’ anno. Che passeremo come tutti gli altri anni. La gran parte ci riverseremo al mare; d’ altronde i Pugliesi, con più di 800 chilometri di coste dove potrebbero andare? Sì, qualcuno in montagna – meglio se in Basilicata o in Abruzzo – ma giusto qualcuno. Gli altri andremo al mare, che abbiamo ovunque a due passi da casa. E siccome è a due passi facciamo proprio come se fossimo a casa. Il pranzo, prendete. In estate andiamo avanti a insalate (d’ altronde se hai i migliori pomodori, cetrioli, carote, cipolle del mondo…) e frutta (con i meloni, le pesche, prugne, uva e il resto che, non per dire, sono anche quelli i migliori del mondo). E naturalmente ci sentiamo benissimo: leggeri e «dietetici», se riusciamo a dire. Ecco. Tutta l’ estate. A Ferragosto invece: pasta al forno (bella ricca) lasagne, tagliatelle, e poi barbecue, che vuol dire bistecca di brontosauro, «puntine», salsiccia, e qualcuno anche il pollo (!) con contorno di patate al forno. A seguire, naturalmente, cas satina al cioccolato (anche due, perché è proprio buona, eh) e amaro bello freddo per digerire. Sono anni che a Harvard, Stanford, Oxford, Cambridge stanno studiando per capire il perché di questo suicidio (nella patria della dieta mediterranea!) ma non sono riusciti a penetrare il segreto. Noi in quanto «indigeni» qualche idea ce l’ avremmo, ma non vogliamo parlarne perché troppe liti abbiamo già fatto con parenti amici e nemici. Quella del pranzo non è l’ unica cosa che non si capisce, del Ferragosto. Vi ricordate le «partenze intelligenti», quando era di moda essere intellettuali ed ecologici? Bisognava evitare la calca delle ore di punta, orrore riservato a chi non leggeva libri e giornali. E per questo ci si alzava alle sei, anche se era Ferragosto. E poi, appena ci mettevamo sulla nazionale, ma anche sulla provinciale, ci trovavamo imbottigliati fra diecimila «partenti intelligenti» che avevano avuto anche loro la pensata intellettuale ed ecologica. Naturalmente quando arrivavamo al mare trovavamo parcheggi ombrelloni e battigia già intasati da quelli che poi avrebbero mangiato la pasta al forno. Adesso per fortuna essere intellettuali insomma, leggere libri e giornali – viene giustamente deprecato e quindi si cerca a fronte alta il lido con techno a palla e cubiste scultoree; così, quando arrivando con comodo si trova tutto occupato si può gridare con gli occhi che brillano di piacere: «Aléee, è Ferragosto, tutta vita!». Poi la sera, al ritorno, tutti insieme, stracchi e abbacchiati. Però, il Ferragosto, sempre la stessa storia, che se ci pensi, uno potrebbe starsene a casa, mangiare un’ insalata sul balcone e al mare si può andare un altro giorno quando non c’ è tutta quella folla, no? Beh, sì, si potrebbe, ma ci sarà un motivo se neanche a Havard hanno capito perché lo facciamo. Quest’ anno tuttavia c’ è una notizia. Avete guardato i numeri dei contagi del Covid? Sì, salgono, salgono, e il Ferragosto con pasta al forno o discoteche con cubiste non è particolarmente indicato per farli scendere. Un’ altra notizia: nel mondo c’ è gente che va dicendo a tutto volume che ha trovato il vaccino e funziona. Però la scienza, quella basata sugli studi e sui fatti, dice che ci vuole ancora molto, e chissà se a Ferragosto dell’ anno prossimo… Meditiamo, gente, meditiamo.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this