Baldassarri: in Mps tutti sapevano di Alexandria
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fonte:
- Giornale di Brescia
MILANO L’ operazione Alexandria non era un mistero all’ interno di Monte dei Paschi. Erano in molti a conoscere i suoi dettagli dell’ operazione, pare decisa dall’ allora direttore generale Vigni. Dettagli che sarebbero stati illustrati anche all’ attuale dg Fabrizio Viola un anno fa. È questo, in sintesi, quel che ha ribadito ieri ai pm di Siena Nastasi e Grosso, Gianluca Baldassarri, l’ ex capo dell’ area finanza di Mps in carcere a San Vittore. Baldassarri, definito dal giudice che ha disposto il suo arresto il «regista» dell’ operazione, per oltre tre ore ha risposto alle domande. Come ha spiegato il suo difensore «ha dato la sua versione sia sul piano tecnico sia sulla ricostruzione dei fatti storici». Accusato di associazione per delinquere, truffa e ostacolo all’ attività di vigilanza, assieme all’ ex presidente della banca Mussari e all’ ex dgVigni, l’ allora capo dell’ area finanza, per dirla con le parole del suo legale, «ha ribadito quanto detto» durante l’ interrogatorio di convalida del fermo. Ha poi ribadito che il «mandate agreement» nascosto per tre anni nella cassaforte dell’ ex dg e ritrovato dagli attuali vertici, non era un documento con «valore negoziale» come invece «i contratti di acquisti e compravendita regolarmente depositati». Insomma, difficilmente, ha lasciato intendere la difesa, chi guidava allora l’ istituto poteva essere all’ oscuro di quel che stava accadendo. Quanto al coinvolgimento dei politici, L’ Espresso pubblica una lettera firmata dal coordinatore toscano di FI Denis Verdini a Fabrizio Felici, allora nella Deputazione della Fondazione Mps, invitandolo a dimettersi da consigliere. «Chiederò a Berlusconiquesto un passaggio della missiva- di indicare l’ uomo di collegamento con Fondazione e Monte», anche perché «sarà il partito a decidere ogni questione sulla banca». «Lungi dal mettermi in difficoltà» replica Verdini «conferma che mai alcun accordo è intercorso fra il Pdl e il Pd su Mps». Perla banca, comunque, doppio via libera ieri ai Monti Bond (il prestito da 3,9 miliardi): il primo dalla Corte dei Conti il secondo dal Tar che ha respinto il ricorso del Codacons.
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