2 Dicembre 2018

Azionisti Carisp, delusione e spese

per un’ azione legale servono documenti e nuove sottoscrizioni
di PAOLO MORELLI C’ È MOLTA delusione e un po’ di agitazione tra gli azionisti della Cassa di Risparmio di Cesena che si erano costituiti parti civili nel processo contro gli ex vertici della banca che si è concluso martedì 13 novembre scorso con l’ assoluzione con formula piena dei nove imputati e della banca ‘perché il fatto non sussiste’ dalle accuse di false comunicazioni sociali (falso in bilancio) e ostacolo agli organi di vigilanza. Due le motivazioni che li avevano spinti a intervenire direttamente nel processo: affiancare il pubblico ministero Francesca Rago che altrimenti sarebbe stata sola a fronteggiare il drappello di una decina di avvocati difensori di primo livello, e ottenere un risarcimento per le somme andate in fumo quando il valore delle azioni è passato da 15-18 euro a 50 centesimi per decisione del Fondo interbancario di tutela dei depositi del quale fanno parte le maggiori banche italiane e straniere operanti in Italia. LA MAGGIOR parte degli oltre 700 azionisti che si erano costituiti parte civile, aveva aderito a due associazioni di consumatori che operano prevalentemente nel campo finanziario: Adusbef e Adiconsum. Adusbef era collegata al Comitato difesa risparmiatori Carisp, guidato da Davide Fabbri e Franco Faberi, che chiedeva dieci euro a testa a coloro che si volevano iscrivere; chi intendeva costituirsi parte civile doveva sottoscrivere un impegno a versare agli avvocati Grazia Angelucci di Bologna e Vincenzo Bellitti di Ferrara le somme (Iva e contributi compresi) di 250 euro per chi aveva meno di 355 azioni, e di 400 euro per chi aveva più di 355 azioni; per le famiglie c’ era lo sconto di 50 euro per il secondo azionista. Inoltre ogni azionista doveva sottoscrivere l’ impegno a versare al Comitato difesa risparmiatori Crc l’ 8% dell’ eventuale risarcimento ottenuto. Per il Codacons, che si era affidato agli avvocati Bruno Barbieri di Bologna (presidente regionale dell’ associazione), Michela Torri e Marina Cucchiarini di Rimini, il contributo richiesto inizialmente era di 400 euro a testa, rimandando il saldo all’ eventuale incasso del risarcimento. FACENDO un calcolo approssimativo (i dati completi non sono stati forniti) gli avvocati delle due associazioni hanno incassato complessivamente una cifra che può oscillare fra 250 e 300mila euro, a fronte di un impegno notevole nella raccolta delle adesioni e nella valutazione delle singole posizioni, mentre alle 13 udienze del processo hanno ovviamente avuto un ruolo secondario rispetto a quello del pubblico ministero. Nella riunione di lunedì scorso del Comitato difesa consumatori Crc ci sono stati parecchi mugugni quando Davide Fabbri ha proposto di preparare un’ azione legale contro gli ex vertici della Carisp o di Crédit Agricole partendo da un parere legale il cui costo è stato ipotizzato in diecimila euro. «Ma i soldi che abbiamo pagati sono già finiti?» ha chiesto un socio. «Sì – gli ha risposto Davide Fabbri -, li hanno presi gli avvocati con i quali siamo in rotta di collisione, tant’ è che stasera non sono qui benché li avessimo invitati». Per avere ulteriori sviluppi sarà necessario attendere il deposito della motivazione della sentenza assolutoria, previsto entro il 12 febbraio 2019. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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