16 Novembre 2001

Avvocati, razza d`ignoranti

Avvocati, razza d`ignoranti

La Corte d`appello di Torino rigetta un ricorso per «giustizia negata». E denigra tutta la classe forense. Che si indigna.

Filippica Secondo una sentenza della Corte d`appello di Torino, gli avvocati sono troppi e ignoranti.

Nell`antica goliardia si diceva, scherzando: «Chi sa sa. E chi non sa fa legge». Cioè: l`ignorante si iscrive a giurisprudenza. Oggi quella goliardata è divenuta una sentenza: «In Italia» scrive un giudice «una laurea in legge non si nega a nessuno». Aggiunta: «Ogni avvocato funziona da moltiplicatore dei processi».

Postilla: «I difensori sono i creatori della crisi della giustizia». Infine l`affondo più duro: «La giustizia viene usata per eliminare la disoccupazione intellettuale di giovani che, impreparati e non idonei per altri mestieri, si rifugiano negli albi professionali per sbarcare il lunario».

A scrivere queste parole piene di disprezzo per gli avvocati è Vincenzo Vitrò, presidente della seconda sezione civile della Corte d`appello di Torino, in una sentenza che solleva scandalo. Tanto che ora, dopo un esposto del Codacons, dovranno occuparsene il ministero della Giustizia e il Consiglio superiore della magistratura.

Tutto comincia con la richiesta di risarcimento presentata da un abitante di La Spezia, Davide Bertagna, il quale si sente penalizzato dall`eccessiva durata di un processo.

Il suo avvocato fa istanza alla Corte d`appello di Torino, competente in base alla legge Pinto del marzo 2001: la norma ha affidato alle 26 corti d`appello italiane tutti i risarcimenti per «giustizia negata» un tempo riservati alla Corte europea dei diritti dell`uomo, a Strasburgo. L`avvocato di Bertagna, che si era rivolto anche a Strasburgo, a Torino chiede 13 milioni di risarcimento.

Ma la sentenza di Vitrò è peggio di un rifiuto: è uno schiaffo. Il risarcimento è negato perché la richiesta è mal formulata, è generica, non si comprende quale debba essere il «termine di tempo ragionevole» nel quale il cittadino italiano dovrebbe ottenere giustizia. Soprattutto, scrive Vitrò, la colpa della lentezza non è dei giudici. «Nessuno» scrive il giudice «può permettersi di criticare il sistema giudiziario di un paese». E a Strasburgo forse non sanno che la lentezza dei processi italiani «è ascrivibile al comportamento delle parti e dei loro difensori». Ovvio, quindi, che «queste parti e questi legali non possano poi essere premiati con la liquidazione di danni non dimostrati».

Da qui la filippica di Vitrò contro gli avvocati, contro la loro impreparazione e i mille ostacoli che pongono al lavoro dei tribunali: «Nel penale, chi viene condannato al minimo della pena pretende di percorrere tutti i gradi del giudizio, sperando di raggiungere la prescrizione. Nel civile, gli avvocati mandano in udienza i giovani di studio, che candidamente dichiarano di non conoscere la causa». Bertagna è condannato a 8 milioni di spese processuali.

Della vicenda ora si occuperanno il ministro Roberto Castelli e il Csm. Intanto, l`ordine forense è sul piede di guerra. Francesco Greco, presidente dell`Associazione giovani avvocati, è lapidario: «Si dimentica che non sono gli avvocati a governare la giustizia. Almeno nelle sentenze, i magistrati farebbero bene a tacere».

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