Avetrana: NON la racconta giusta, Cosima Serrano.
Taranto – NON la racconta giusta, Cosima Serrano. Che è diverso da quel «non la racconta tutta» che nei giorni scorsi ha ripetuto come un mantra sua sorella Concetta, la madre di Sarah Scazzi. E’ qualcosa di più inquietante. A quasi tre mesi dall’ omicidio della quindicenne di Avetrana le indagini sono sempre più concentrate sulla donna che indossa i colori del lutto perenne, Cosima, detta Mimina. E’ proprio lei, secondo la Procura di Taranto, che non la racconta giusta. Cosima mente, sono convinti i pm. Come ha mentito la figlia Sabrina. Tra le ombre che aleggiano sulla figura della matriarca di casa Misseri c’ è anche un singolare riscontro sui tabulati telefonici. IL GIORNO successivo l’ omicidio di Sarah, la mattina del 27 agosto, Cosima Serrano si sente tre volte al telefono con la figlia Valentina, che vive a Roma. Le chiamate sono concentrate tra le 10, quando la donna esce di casa e le 11, quando ci ritorna. Il suo cellulare aggancia la cella 40035 che copre le campagne in località Mosca, dove si trova il pozzo nel quale il marito Michele Misseri aveva occultato il cadavere di Sarah. Coincidenza? Il pomeriggio del 26 era stato il telefonino dell’ uomo ad agganciare la stessa cella, tra le 15 e le 15.30 e si sapeva che il contadino era sicuramente là. Anche il cellulare della figlia Sabrina, il 26, agganciò nel primo pomeriggio la cella 40035, ma si pensò ad un rimbalzo dovuto al sovraccarico di quella di Avetrana. Misseri era solo nei campi. Lo ha ribadito anche nell’ interrogatorio del gip, dove ha svelato un retroscena della fase immediatamente successiva il delitto. «Papà, ti aiuto?», ha detto che gli avrebbe chiesto Sabrina dopo aver ucciso Sarah. Ma Misseri le rispose che ci avrebbe pensato lui a sbarazzarsi del cadavere. La procura di Taranto, intanto, in base all’ articolo 684 del codice penale («pubblicazione arbitraria integrale di atti e documenti di un procedimento penale» ieri ha disposto il sequestro dei documenti cartacei e dei file audio-video degli atti dell’ inchiesta circolati su tutte le radio e tv nazionali. Il provvedimento ha sollevato un vespaio di polemiche: «giusto, ma infelicemente tardivo», scrive in una nota il Codacons, ma nell’ atto la procura dice che sono stati «valicati i limiti del legittimo esercizio di cronaca». Lo stesso ufficio non ha la certezza che Cosima il giorno dopo il delitto fosse vicino al luogo dove il cadavere era stato occultato. Di sicuro, però, tra le 10 e le 11 non era in contrada Mosca per lavorare. Aveva raggiunto il fondo per rendersi conto di persona del lavoro fatto dal marito? Evidentemente tra i misteri chegli inquirenti vogliono chiarire c’ è anche questa eventualità. E’ su quell’ ora di buco, nella mattina del 27, che scavano, perché Cosima Serrano ha già mentito. Ha mentito quando ha raccontato che la mattina dell’ omicidio era andata al lavoro: l’ ha sconfessata il suo datore e le indagini hanno dimostrato invece che fosse ad Avetrana, a casa quindi, perché alle 12.18 ha versato due assegni in banca sul proprio conto. Queste incongruenze rafforzano il sospetto che gli investigatori hanno da tempo: Cosima sapeva dell’ omicidio. Vogliono capire se possa aver avuto anche un ruolo, al di là del favoreggiamento (che non esiste tra consanguinei). Di sicuro hanno maturato la convinzione che mentre la nipote Sarah Scazzi veniva uccisa non stesse dormendo, come ha ripetuto il marito Michele, nel tentativo, probabilmente, di proteggerla da quei guai che oggi incombono.
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