Autovelox, i consumatori: “Pronti alla class action”
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fonte:
- Corriere del Veneto
ROVIGO – «Una class action contro gli autovelox? Se la Procura rodigina configurerà dei reati al termine della sua inchiesta, è una cosa più che possibile». La referente del Codacons di Rovigo, Chiara Crivellari, non ha dubbi sulla possibilità di intraprendere un’ azione legale collettiva. «Bisogna però che alle spalle – precisa – ci sia un determinato risultato dell’ inchiesta in corso del magistrato, ovvero che vengano individuati dei reati. Questo darebbe molta più forza e sostanza a un’ iniziativa del genere». Il riferimento è alla consegna, effettuata nei giorni scorsi da parte dei carabinieri del reparto operativo, di una prima informativa al sostituto procuratore Ciro Alberto Savino che ha aperto un fascicolo sulla gestione degli autovelox a Rovigo. In esame ci sono circa 200.000 verbali elevati tra il 2009 e il 2010 dai cinque apparecchi allora installati in città, e che solo nello scorso anno avevano fruttato alle casse del Comune circa 5 milioni di euro. Sotto la lente degli investigatori sono soprattutto le operazioni di accertamento e verbalizzazione che la legge prescrive debbano essere svolte dalle forze di polizia locale e non affidate a ditte private. Proprio al Codacons si è rivolto un’ automobilista protagonista di uno dei casi più clamorosi finiti nel fascicolo del sostituto procuratore. Ovvero le 11 volte in cui è stato fotografato dagli apparecchi nei primi mesi 2009, uno dei due anni presi in esame nell’ inchiesta, per un totale di quasi duemila euro di sanzione e 55 punti decurtati dalla patente. Un invito a dar vita ad una class action arriva anche da fuori provincia. Ovvero dal presidente del comitato contro i semafori di Altavilla Vicentina Alberto Servadio, che nel 2006 ha combattuto una dura battaglia contro le 22.000 multe appioppate dal T-red installato su un semaforo del suo Comune. «E’ chiaro che attivare un’ iniziativa del genere contro degli autovelox fissi può apparire come una vicenda complessa – spiega Servadio – ma i margini ci sono. Una volta ricostruita attentamente tutta la filiera della sanzione da quando viene scattata la foto fino alla consegna al multato, si può procedere. Già l’ eventuale presenza – conclude – di percentuali di guadagno per ogni singola contravvenzione è qualcosa di sospetto e sul quale agire in caso si dia vita alla class action».
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