3 Ottobre 2011

Autotrasportatori disperati: “Siamo solo poveri diavoli”

Autotrasportatori disperati: «Siamo solo poveri diavoli»
 

«Siamo solo dei poveri diavoli: gli autotrasportatori meritano di essere ascoltati!». Antonio Petrogalli, presidente uscente della sezione bresciana della Federazione autotrasportatori italiani (conta 2.150 associati, l’ 80 per cento delle aziende di trasporti bresciane), ha lanciato il suo grido di dolore nel corso dell’ assemblea annuale dell’ associazione, tenutasi ieri nel ridotto della Camera di commercio: una relazione accorata, che ha messo sul piatto tutta la disperazione in cui versa la categoria. Petrogalli (il cui successore sarà designato nei prossimi giorni) ha denunciato che «il nostro mondo è messo sotto da tutti, e in 27 anni da presidente ho avuto qualche soddisfazione, ma anche molti calci in bocca. L’ autotrasporto chiede solo una cosa: poter lavorare. Non possiamo tornare a casa dopo aver percorso 15mila chilometri in un mese e dire alle nostre famiglie che non abbiamo guadagnato nulla, oppure che abbiamo addirittura perso dei soldi: la recente offerta dei nostri committenti, che volevano riconoscerci 86 centesimi a chilometro, è ridicola, non serve neppure a coprire le spese». IL DITO È PUNTATO sui committenti, rei, secondo Petrogalli, di obbligare i trasportatori a infrangere la legge, per esempio sovraccaricando i camion: «Ma chi paga le multe sono sempre i lavoratori, mentre i committenti non hanno mai controlli. Dei morti sulle strade non devono farsi carico solo i trasportatori, ma anche chi ci ha obbligato a fare certe cose per andare avanti: dopo 57 anni su un camion non sono diventato ricco, e per poco non mi ritrovo a dover chiudere l’ azienda di famiglia». «Regole, riforme e rispetto: sono queste le tre regole da seguire per far migliorare il nostro settore – ha insistito il presidente nazionale di Fai, Paolo Uggè -. Le prime sono state realizzate, ma manca il rispetto: servono controlli efficaci a tutti i livelli, e bisogna capire che il nostro settore è essenziale per l’ economia italiana, visto che l’ 85 per cento delle merci circola su gomma. Se dovessimo fermarci, l’ Italia si paralizzerebbe». Secondo Uggè, è impossibile recuperare competitività se si riducono i giorni in cui i camion possono circolare (come stabilito da una recente sentenza del Tar del Lazio, che ha aumentato il fermo dei mezzi pesanti di cinque giorni su richiesta del Codacons). Ma i problemi della categoria sono anche altri, come il Sistri (il sistema di controllo della tracciabilità di rifiuti: «un sistema portato avanti dall’ incapace ministro Prestigiacomo che penalizza i trasportatori italiani rispetto a quelli stranieri») e l’ uso del personale in affitto: «Emma Marcegaglia parla di rispetto delle regole, e poi questa pratica viene sostenuta da Confindustria. È un danno gravissimo alla nostra categoria». Ma non tutto va per il verso sbagliato: gli autotrasportatori hanno salutato con favore le nuove infrastrutture che stanno nascendo in Lombardia, prima fra tutte la Brebemi, ma anche la Corda molle, la piccola velocità e l’ Autoparco di Brescia Est. Per non dimenticare il Piano generale dei trasporti e della logistica, che Uggè ha definito «una grande occasione: dobbiamo stare uniti e coordinarci, altrimenti rischiamo che le cose buone vadano perse».
 
 
 

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