15 Aprile 2021

Autostrade siciliane pericolose e fuorilegge

PALERMO – Vecchie di cinquant’anni, poco manutenzionate e con ammaloramenti diffusi. Sono i tratti distintivi delle autostrade siciliane. Una descrizione che si concretizza, nei casi meno gravi, in danni alle macchine di chi vuole spostarsi da un lato all’altro dell’Isola e, in quelli più gravi, in incidenti che causano feriti e morti. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, solamente nel 2019, sulle autostrade siciliane ci sono stati 732 incidenti che hanno causato 17 morti e 1.287 feriti. Numeri che rendono la Sicilia la quarta regione italiana per numero di feriti e la sesta per numero di incidenti. La responsabilità per le condizioni in cui versano le tratte autostradali isolane è, ovviamente, di chi ha le concessioni: il Cas (Consorzio autostrade siciliane) che gestisce la A20, la A18 e l’incompiuta Siracusa-Gela e Anas che si occupa della A19.

Di recente, la A20 è stata al centro delle inchieste di tre procure siciliane (Barcellona Pozzo di Gotto, Messina e Patti) e dell’attenzione dell’ispettore del ministero delle Infrastrutture Placido Migliorino. Le inchieste giudiziarie hanno portato al sequestro di 22 cavalcavia in cui il pericolo di crolli è altamente probabile. In queste opere è stato riscontrato un processo di degrado attivo da tempo che ha portato all’espulsione dei copriferro e la conseguente caduta di calcinacci.

Nonostante ciò, la circolazione è ancora consentita, perché il Cas ha solo “l’obbligo di attivarsi” per le ristrutturazioni. Ristrutturazioni che su 17 dei 22 cavalcavia sono comunque già state avviate. Per questa vicenda sono finiti sotto indagine per l’ipotesi di reato di “omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina” quattro vertici ed ex vertici del consorzio, tra cui anche l’attuale direttore generale del Consorzio, Salvatore Minaldi. Se la situazione della A20 era già stata evidenziata come drammatica dalla procura di Barcellona, l’ispezione dell’ingegnere Migliorino ha affondato definitivamente il colpo.

“Ho visto una gestione manutentiva carente – ci ha spiegato l’ispettore del Mims – una violazione dell’articolo 14 del codice della strada in relazione alla funzionalità degli aspetti manutentivi dell’infrastruttura”. Secondo il rapporto che Migliorino ha presentato al Consorzio, due viadotti e otto gallerie (Telegrafo, San Giovanni, Perara, Baglio, Mongiove, Torretta, Calavà e Petraro) andrebbero totalmente interdetti al traffico. Intervento necessario non solo per l’avanzato stato di degrado in cui si trovano, ma anche perché il Consorzio non ha prodotto la documentazione necessaria a dimostrare il raggiungimento degli standard di sicurezza. È questo il caso del viadotto Pollina che è aperto al traffico nonostante la mancanza di collaudo statico.

“La legge – spiega Migliorino al QdS – prevede che, se non c’è il collaudo statico, le opere d’arte non possono essere messe in esercizio. Nonostante ciò, quell’opera è messa in esercizio. Non ho potuto che ricordare al Consorzio che esiste una legge e che quella legge è stata violata”. Per il viadotto Furiano, invece è stato riscontrato un elevato rischio di sicurezza della circolazione, in quanto l’impalcato potrebbe uscire dall’impronta dei baggioli e cadere. A tutte queste evidenti carenze nella manutenzione si aggiungono anche buche e voragini in alcuni punti della pavimentazione autostradale, barriere protettive incidentate e diversi altri aspetti che hanno determinato l’adozione di ulteriori interventi di mitigazione del rischio da parte del ministero. “Ho mandato questa relazione al consorzio – conclude Migliorino – e il consorzio mi ha risposto con delle controdeduzioni che non mi hanno convinto. Ovviamente ho inviato gli atti in prefettura e in procura. Ognuno si assumerà le proprie responsabilità”.

A difendere il Cas è l’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, che ha assicurato che il Consorzio sta “mettendo in campo accertamenti molto accurati” e che sta provvedendo a mettere in sicurezza la A20. “Sono partiti – ha dichiarato – i lavori di manutenzione della pavimentazione ed altri importanti per i viadotti, abbiamo demolito due cavalcavia, abbiamo il progetto per realizzare il viadotto Buzza chiuso da un anno e mezzo e stiamo autorizzando 24 chilometri di barriere laterali”.

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