3 Aprile 2019

Autostrade si ribella al governo: «Inaccettabili i tagli dei pedaggi»

la società che aveva in concessione il ponte morandi contesta i paletti sulle tariffe imposti dall’ autorità dei trasporti: aumenti legati al miglioramento del servizio e riduzioni quando i profitti superano le previsioni
alfredo arduinoAiscat, l’ associazione delle concessionarie, e Autostrade per l’ Italia scendono sul sentiero di guerra: i pedaggi ai caselli non devono diminuire. Cosa è successo? Che qualche mese fa, in seguito alla tragedia del ponte di Genova, l’ Autorità per la regolazione dei trasporti aveva deliberato un sistema unico di tariffazione con l’ obiettivo, secondo il presidente Andrea Camanzi, di favorire gli automobilisti «perché i pedaggi, rispetto ai trend attuali, andranno a scendere». In pratica si tratta di nuovi paletti alle tariffe anche per le concessioni già in essere, prevedendo che gli aumenti «siano legati al livello del servizio e soggetti a riduzioni quando i profitti superano le previsioni».Ebbene l’ Aiscat, dove a comandare è Autostrade per l’ Italia, si oppone alla delibera dell’ Authority che smagrirebbe i guadagni. Camanzi ha anche già pronto un cronoprogramma, che riguarderà tutte le tratte. Il nuovo sistema si applicherà innanzitutto alle concessioni già scadute e nel giro di cinque anni giungerà a pieno regime. Le prime autostrade coinvolte sono: l’ A5, l’ A4/A5, l’ A21 di Gavio, l’ A22 di Autobrennero, l’ A4, l’ A23, l’ A28, l’ A57 e l’ A34 di Autovie venete, l’ A10 di Autofiori e l’ A11, l’ A12 e l’ A15 della Salt Ligure-Toscana. Poi si proseguirà via via con le altre, anche quelle per le quali le concessioni sono ancora valide.L’ idea che gli aumenti siano legati solo al miglioramento del servizio e calmierati dall’ imposizione di un recupero di efficienza nel tempo non piace ad Autostrade che «contesta radicalmente la legittimità del perimetro di applicazione del nuovo sistema tariffario». Infatti, si legge nelle loro osservazioni, che così si consente una «revisione unilaterale del sistema tariffario per le concessioni in essere, in palese violazione delle norme nazionali ed europee in tema di contratti, certezza del diritto e legittimo affidamento». Il documento prosegue con linguaggio legale: «L’ applicazione di un diverso sistema di dinamica tariffaria si sostanzia, in altri termini, in una modifica unilaterale ex imperio di un elemento essenziale del rapporto contrattuale tra società concessionarie e concedente idonea ad incidere in maniera evidente anche sull’ equilibrio dei piani economico finanziari e, più in generale, sulla redditività del contratto concessorio, ledendo i principi di certezza del diritto e pacta sunt servanda». Quindi, dulcis in fundo per restare nel latino, Aiscat e Autostrade sostengono che l’ Authority non ha competenza per limare i pedaggi verso il basso: «L’ Art ha ecceduto i limiti dei propri poteri, dal momento che la legge attribuisce all’ Autorità funzioni solo di natura consultiva». E viene ancora fatto notare che, a giudizio di Autostrade, il sistema tariffario applicato finora è già fondato sul cosiddetto price cap, ovvero su «un metodo di regolazione dei prezzi dei servizi pubblici volto a vincolarne il tasso di crescita, in modo che il concessionario non ottenga vantaggi sproporzionati o sovracompensazioni».Si capisce che le concessionarie autostradali sono pronte a dare battaglia a suon di ricorsi e a impugnare la delibera, pur di non rinunciare agli aumenti al casello. Infatti, come sottolinea in una ulteriore nota di Autostrade per l’ Italia, «le nostre tariffe sono già oggi ampiamente inferiori alla media delle altre concessionarie italiane e alle tariffe medie applicate nell’ Unione Europea».D’ altronde hanno bisogno di ingenti quantità di denaro, non soltanto per ammodernare e mantenere la rete. Notizia di qualche giorno fa è che Giovanni Castellucci, l’ amministratore delegato di Aspi al tempo del disastro del Ponte Morandi, nonché indagato per omicidio colposo plurimo e disastro colposo, ha appena incassato un superbonus da 3,72 milioni.La strenua difesa dei pedaggi e dei futuri aumenti ha messo in allarme anche le associazioni dei consumatori. «Francamente non si capisce perché Aiscat se la prenda con l’ Autorità dei trasporti, che non fa altro che applicare la legge e fare il suo mestiere», dice Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione nazionale consumatori. «Aiscat, insomma, sbaglia la mira. Se ritiene che non possa essere rivisto il sistema tariffario fino a che la concessione non scade, se la prenda con governo e Parlamento, impugnando alla Consulta il Decreto Genova che consente all’ Authority di farlo». Il decreto-legge 28 settembre 2018 n. 109, infatti, prevede che l’ Autorità, con riferimento al settore autostradale, provveda «a stabilire sistemi tariffari dei pedaggi basati sul metodo del price cap non solo per le nuove concessioni». Ma per tutte, anche quelle che già esistono.Bisogna ricordare che alla fine del 2018 il governo, con un decreto interministeriale, ha «congelato» gli aumenti che sarebbero dovuti scattare all’ inizio di quest’ anno sul 90% della rete, ma solo per sei mesi, quindi fino a giugno. Un provvedimento preso allo scopo di guadagnare tempo e far partire il nuovo sistema, che i concessionari però contestano. Se il sistema non verrà applicato, tra tre mesi gli automobilisti dovranno mettere mano al portafoglio.Codacons punta il dito su un altro aspetto non meno importante, ovvero l’ utilizzo che viene fatto degli introiti garantiti dalle tariffe autostradali. «Il vero problema, più che l’ entità dei pedaggi, è capire come vengono usati dai gestori i soldi pagati dai cittadini per l’ utilizzo delle autostrade», spiega il presidente Carlo Rienzi, «gli investimenti messi a bilancio dalle società andrebbero verificati e, soprattutto, incrementati, per accertare cosa sia stato fatto di concreto sulle strade e favorire i cittadini e la loro sicurezza».

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