3 Aprile 2019

Autostrade, scoppia la guerra dei pedaggi tra governo e società

 

Le concessionarie autostradali fanno muro contro la «rivoluzione» nelle tariffe voluta dall’ Autorità di regolazione dei trasporti. La consultazione pubblica avviata dall’ Authority ha prodotto un coro quasi unanime di critiche, riassunte nel giudizio dell’ Aiscat, l’ associazione delle concessionarie, che contesta «a monte» il contenuto della delibera denunciando «vizi di incompatibilità costituzionale e comunitarie» e l’ «incompetenza e carenza di potere» dell’ Autorità. Un quadro che ha portato la maggiore concessionaria, Autostrade per l’ Italia, ad impugnare la delibera davanti al Tar. Ma il ministro dei trasporti e delle infrastrutture, Danilo Toninelli, ribatte con un tweet: «L’ Authority dei Trasporti ha il mandato, per legge, di rivedere le concessioni delle autostrade in essere nel momento in cui si rinnovano i piani finanziari. Aiscat difende extraprofitti e privilegi gestori privati. Noi lavoriamo per l’ interesse pubblico». SCELTI PER TE DA MSN: Juventus-Cagliari, fischi per Kean e lui reagisce Roma, rivolta contro i Rom Kelly e Donna di Beverly Hills 90210 e la foto su Instagram Nel mirino delle società autostradali, la delibera n. 16 dell’ Autorità guidata da Andrea Camanzi, che consente di modificare le tariffe non solo per le nuove concessioni, ma anche per quelle in essere; introduce l’ utilizzo del `price cap’ per tutti; introduce un articolato meccanismo di penalità/premi per la qualità dei servizi offerti. L’ obiettivo, arrivare ad un unico sistema di determinazione dei pedaggi uguale per tutti, in un sistema che attualmente presenta 6 diversi criteri tariffari. Ma le concessionarie non ci stanno e stigmatizzano le modifiche dell’ Autorità. Si tratta di una «revisione unilaterale» del sistema tariffario che viola le norme, attacca l’ Aiscat, che ravvisa un altro «profilo di grave illegittimità» nell’ ampliamento dell’ ambito oggettivo di applicazione del nuovo sistema tariffario e accusa l’ Autorità di aver «ecceduto i limiti dei propri poteri consultivi». L’ associazione delle concessionarie sceglie quindi di non formulare alcuna proposta di integrazione o modifica. Aspi (che invece presenta delle osservazioni ma precisando che questo non costituisce una condivisione), si è spinta fino ad impugnare la delibera presso il Tar, contestando «radicalmente la legittimità del perimetro di applicazione del nuovo sistema tariffario», criticando la carenza di potere dell’ Art e ricordando che la propria convenzione già prevede un sistema basato sul «price cap». Le tariffe Aspi sono già oggi ampiamente sotto la media italiana e dell’ Ue, precisa la società in una nota successiva, assicurando che «non si sottrarrà ad un dialogo costruttivo». Ma le concessionarie sono quasi tutte allineate nel giudizio negativo sulla delibera: fatta eccezione per Strada dei Parchi e Concessioni autostradali lombarde (Cal), nei cui documenti non c’ è critica alla delibera dell’ Autorità, tutte le altre ravvisano criticità (sono 15 le società – compresa Aiscat – che hanno presentato le proprie osservazioni, altre due arrivano da sindacati e consumatori), dalla A4 alla Milano-Serravalle, dalla Brebemi alla Pedemontana. Ora l’ Autorità dei trasporti analizzerà le osservazioni e il 28 giugno chiuderà la procedura emanando la delibera definitiva che sarà vincolante. Interpellata sua questione, l’ Art non può esprimere alcun commento, perché «ci sono lavori in corso». Critiche all’ Aiscat arrivano invece dai consumatori. «Sbaglia mira!», afferma l’ Unione consumatori, ricordando che è il decreto Genova a dare all’ Autorità il potere di determinare il sistema tariffario. Mentre per il Codacons quello dei pedaggi è un falso problema, il nodo è verificare come i gestori usano quei soldi, visto che ancora troppo poco si fa sulla sicurezza.

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