8 Giugno 2006

Autostrade in ginocchio: è ancora bufera

Autostrade in ginocchio: è ancora bufera

Anas e Ance chiedono garanzie su investimenti e gare prima che sia ultimata la fusione con Abertis

Roma – Il polverone autostrade non sembra destinato a scemare. Almeno non nell immediato. A remare contro ci pensano, da una parte, i vertici dell Anas che vogliono “garanzie concrete“ prima che la fusione tra il gruppo Autostrade e la spagnola Abertis sia del tutto completato. Dall altra ad agitare le acque ci si mette il ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro con la proposta di alzare il pedaggio autostradale per finanziare le grandi opere. Va a rilento il processo che porterà all effettiva fusione tra la rete autostradale italiana gestita dalla famiglia Benetton e la spagnola Abertis. Tra loro si è insinuata l Anas chiedendo che la fusione venga messa in stand by finché non “sia stato sottoscritto, tra Anas e Autostrade, un nuovo atto aggiuntivo all attuale contratto di concessione“. Questo in sintesi l impegno che la società presieduta da Vincenzo Pozzi avrebbe chiesto alla società concessionaria. La richiesta, formulata martedì sera in occasione di un incontro tra i vertici delle due società, mirerebbe a mettere nero su bianco “certezze assolute sulle garanzie di investimenti in Italia“. “Dobbiamo imporre determinate condizioni sulle quali ci sono state delle aperture“, ha precisato il presidente dell Anas puntando molto, in vista dei passaggi assembleari di fine giugno, sul delicato nodo dei tempi dell operazione: “La fusione è una scelta delle società, con tempi che loro hanno individuato e compatibili con le loro esigenze: la nostra esigenza è quella di dare delle garanzie e non possiamo farci carico dei loro tempi, dobbiamo seguire determinati step“. Anche il presidente dell Ance, Claudio De Albertis, si sarebbe detto “favorevole alla fusione“ purché “nel nuovo atto aggiuntivo tra Anas e Autostrade vengano rispettate delle precise garanzie in materia di investimenti e di gare“. “Vanno poste due garanzie: la prima -ha sottolineato De Albertis – che gli investimenti vadano effettivamente fatti e che la presenza di società costruttrici nella compagine azionaria non precluda che i lavori vengano messi in gara“. Garanzie che, ieri mattina, sono state pienamente assicurate dall amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci che ha sottolineato il fatto che qualora venisse minato il mercato non ci sarebbe più competitività“. Spaventa, invece, consumatori e sindacati la proposta partita dal dicastero di porta Pia di aumentare il pedaggio autostradale di un euro. Sebbene il presidente di Autostrade Spa, Gian Maria Gros-Pietro, abbia ammesso la presenza di “un gap di investimento per cui le risorse da destinare alle infrastrutture sono superiori ai flussi di ingresso“, il Codacons ha definito “assurdo e incostituzionale“ la proposta del ministro Di Pietro. “Il principio espresso dal leader dell Italia dei Valori – ha dichiarato il vicepresidente del Codacons Pino Ursini – carica su chi utilizza una struttura viaria l onere di costruzione di ponti e viadotti che potrebbe non utilizzare per tutta la vita e mira a introdurre un imposta indiretta con destinazione obbligata“. Non solo. Il ministro non tiene conto del fatto che non tutte le autostrade italiane sono a pagamento e che, nel caso in cui venisse innalzato il padaggio, l aumemento andrebbe a gravare solo su alcune tratte. “Chi non utilizza la rete autostradale a pagamento (pensiamo a chi non usa l auto o chi circola sulla Salerno-Reggio Calabria o sulle strade statali senza pedaggio) – ha continuato Ursini – fruirebbe del contributo di tutti gli altri utenti che pagano i pedaggi i quali costruirebbero le grandi opere a loro spese“. Forti critiche anche dal segretario generale dell Ugl, Paolo Segarelli, che ha fatto presente al ministro Di Pietro “le gravi conseguenze inflazionistiche che potrebbe provocare un aumento dei pedaggi autostradali“. Un simile provvedimento, ha spiegato Segarelli, “costituisce un doppio aggravio per i cittadini: diretto, con un maggior prelievo al casello e, indiretto, attraverso l aumento dei costi di distribuzione per le imprese, costrette di conseguenza ad aumentare i prezzi dei beni venduti sul mercato“. Una proposta, quindi che potrebbe “mettere a rischio l esiguo margine di acquisto di salari e pensioni e la stentata ripresa dell industria italiana“. Il vicepresidente azzurro alla Camera, Paolo Romani, vede nel possibile aumento del pedaggio la riprova del fatto che l esecutivo guidato da Romano Prodi stia preparando “la stangata fiscale per i cittadini“. “Del resto – ha continuato Romani- cos altro ci si poteva aspettare da un Governo che, come primo provvedimento, ha moltiplicato la spesa dello Stato moltiplicando i ministeri? Per pagare lo scellerato avvio di un esecutivo multicolore legato al solo interesse del numero delle poltrone, il Professore non sa far altro che autorizzare immediatamente l inasprimento fiscale“.

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