Autobus gratis
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fonte:
- Il Mattino di Padova
Mi trovo a New York per un periodo di ricerca. Proprio la settimana scorsa ho fatto visita per la prima volta all`Ikea locale. E` ottobre. Dopo una settimana ininterrotta di pioggia, la temperatura si è abbassata e ho bisogno di un piumino. Dove vado? Pur avendo abitato in passato a New York non sospettavo dell`esistenza di Ikea, che, mi viene detto, è arrivata anche qui, forse una decina di anni fa. Detto fatto, il piumino è l`occasione giusta per fare una visita. Che viene decisa infatti per il sabato, quasi in coincidenza con la memorabile, si fa per dire, apertura di Ikea a Padova. Ikea si trova in New Jersey, al di là del fiume Hudson, di fronte al lato Ovest di Manhattan. Non molto lontana, quindi, e esattamente dietro all`area occupata dall`aereoporto di Newark, che molti italiani conoscono perché è uno degli scali Alitalia. Ci si arriva in una quarantina di minuti con una discretamente trafficata, ma scorrevole autostrada. Ma indovinate come? Gratis, con l`autobus-shuttle messo a disposizione da Ikea, che parte ogni mezz`ora, ogni giorno dalla stazione degli autobus, il centralissimo Port Authority Bus Terminal della 42esima strada, a due passi da Times Square. E` vero, si sta in fila un po` di fronte alla porta di partenza, del resto è sabato, c`è parecchia gente. E` la numero 5, prendete nota. Si viene poi trasportati abbastanza comodamente e scodellati di fronte alla porta di entrata della Grande Ikea, gialla e blu come (credo) in tutto il mondo, con le stesse matitine per prendere note, gli stessi metri di carta plastificata per prendere le misure, lo stesso schema per orientarsi nel percorso obbligato dei tre piani del gigantesco magazzino. Ristorante con offerte e supermercato con specialità svedesi. L`Europa in America. Di fronte c`è un posteggio enorme, dove ci si muove agevolmente e trovano posto i molti che non vengono da Manhattan, o comunque preferiscono l`automobile. Per il rientro stesso servizio. L`autobus parte ogni venti minuti fino alle 18, e un messaggio trasmesso all`interno invita a non attendere l`ultimo autobus per evitare la ressa. Il viaggio di ritorno, con il simpatico piumino in una fodera a strisce e una busta di salmone svedese, non presenta particolari difficoltà, tranne una breve attesa e l`incognita del traffico che rientra in città con il tunnel sotto il fiume Hudson. Non ho potuto fare a meno di ripensare a tutto questo quando, a breve distanza di tempo, ho letto del famigerato giorno di apertura dell`Ikea a Padova e di quanto vividamente analizzato da Carlo Covi sul giornale di domenica 16 ottobre. E` veramente sorprendente la differenza tra la mia esperienza e il racconto del “Ciclone Ikea“ che ha colpito Padova. A parte l`associazione con il termine ciclone, che qui suona sinistra mentre l`uragano Wilma gonfiatosi sopra le acque troppo calde del Mar dei Caraibi sta arrivando in Florida, lo stupore è tanto e il confronto interessante. Nella grande metropoli sull`Hudson l`Ikea deve lottare non poco per assicurarsi il suo mercato, e l`autobus gratis è un segno di questo. E fa attenzione a invogliare in tutti i modi i clienti ad andare in New Jersey. Padova, invece, preferisce (è costretta?) “regalargli“ un casello autostradale e la viabilità di mezza città. L`America è spesso incensata, anche quando sarebbe meno che necessario, tranne evitare accuratamente di seguirne l`esempio in alcune questioni pratiche. Così il nostro bel paese corre il rischio diventare una sintesi dei propri e degli altrui difetti. Davide Gualerzi dipartimento di Scienze economiche “Marco Fanno“ Università di Padova Sul parcheggio continuo a non capire la Curia Sul caso Ikea-Curia di Padova mi sembra un po` forzato il paragone che don Contarini porta a difesa dell`Istituto per il sostentamento del clero: un conto è la nascita di un figlio da una coppia non sposata, tutt`altra faccenda è un accordo economico consapevole, con tanto di nero su bianco. L`episodio mi sembra per lo meno imbarazzante, sia che il vescovo ne fosse informato, sia che fosse all`oscuro di tutto, perché – ed è solo il mio modesto parere – in un caso così delicato un istituto diocesano potrebbe confrontarsi prima di agire. L`argomento portato a difesa della Curia, improntato un po` alla logica de “il pasticcio è fatto, cerchiamo il male minore“, mi sembra un po` un tentativo di minimizzare la questione, ma forse, don Contarini, chi fa fatica a vedere i toni di grigio non sta nei giornali, in politica o tra i criticoni, ma dentro casa, per questo c`è stato più di qualcuno pronto a togliersi i sassolini dalle scarpe. Lettera firmata e-mail Sono posti di lavoro smettiamola con la farsa Il grande Nordest è solo un ricordo sbiadito e la crisi, vuoi per incapacità di innovarsi, vuoi per la mancanza di una politica lungimirante, è ormai tangibile. Le fabbriche chiudono o si trasferiscono e sono molti coloro senza lavoro. Che dire poi del potere d`acquisto dimezzato del consumatore e l`impoverimento della classe media? Eppure in questo contesto così preoccupante si sta ostacolando un`attività, come quella di Ikea, che attualmente crea occupazione. Sono circa 600 le persone assunte; esiste inoltre un indotto diretto e indiretto di una produzione percentuale di prodotti che, per tradizione, gravitano nel luogo dove sorge il grande magazzino. Insomma, un`iniziativa positiva per il mondo del lavoro, ma anche per i consumatori, che possono scegliere un`ampia gamma di prodotti a prezzi convenienti. La cosa curiosa è che i negozianti sono inferociti solo con Ikea, come fosse l`unico centro commerciale che minaccia la loro attività… Chissà perché non se la prendono, per esempio, con il Centro Giotto o con il caro-affitto? Pare che il forte traffico e l`inquinamento da Pm10 scomparirebbe se Ikea chiudesse. Insomma: è ormai assodato che il luogo dove è sorto il megamercato sia dei più infelici; ovvia è la responsabilità della scelta che spazia dalla Commissione regionale (di cui era membro Cortellazzo, per esempio) all`amministrazione Destro, passando per la Provincia di Casarin; sciocco incolpare del traffico e dell`inquinamento solo Ikea. Il traffico in quella zona è sempre congestionato; lo sanno bene coloro che percorrono tutti i giorni quelle strade e quella rotonda, non nascondiamoci dietro un dito! Sono molte le realtà produttive sia a Padova, sia in provincia, che inquinano molto più delle auto dei clienti del magazzino svedese, ma nessuno prende provvedimenti seri anche di fronte all`evidenza. Ora salta fuori la faccenda che il parcheggio, affittato dall`Istituto per il sostentamento del clero a Ikea, mette in imbarazzo il vescovo Mattiazzo, notoriamente contrario alle aperture domenicali dei negozi. Premettendo che la scrivente preferirebbe che le domeniche fossero riservate al riposo, allo svago e alla meditazione, piuttosto che a fare shopping, non vedo cosa ci sia di scandaloso nel mettere a disposizione un terreno per realizzare un parcheggio Ikea. Ricordiamoci che il sindaco Zanonato ha intimato il recupero di posti-auto, pena la chiusura. Lo scandalo ci sarebbe se Ikea, mandando al diavolo Padova, tutti i suoi amministratori di centro, di destra e di sinistra, chiudesse i battenti, licenziando tutto il personale e magari chiedesse i danni. Quindi, il vescovo non deve essere tirato per la tonaca: la decisione dev`essere serena, mettendo sul tavolo i veri valori etici. Ikea non è un postribolo! Un lavoro sicuro, ben retribuito e in regola in un momento dove la crescita della povertà sta raggiungendo livelli allarmanti non va buttato a mare per meri giochi politici e critiche da zitelle isteriche. La gente comune non si lascia fuorviare da chiacchiere e lamentele e continua ad andare a visitare il centro svedese. Un vecchio detto recita: “Il buon senso è spesso assente nei potenti, ma abbonda nel popolo“. Il caso Ikea, unico in Italia, sta veramente degenerando in una farsa: è ora di smetterla.
Maria Chiara Crivellari Codacons, ufficio regionale relazioni istituzionali.
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