3 Settembre 2012

AUTO: UNRAE, MERCATO ITALIANO TORNA INDIETRO DI 50 ANNI

AUTO: UNRAE, MERCATO ITALIANO TORNA INDIETRO DI 50 ANNI

(ANSA) – ROMA, 3 SET – I dati di agosto ”indicano un volume di autovetture vendute che ci riporta indietro di 50 anni”, ma a differenza degli anni Sessanta oggi “noi italiani dobbiamo fare i conti con una pressione fiscale eccessiva che, per quanto concerne l’uso dell’auto, sta minando il nostro diritto alla mobilità e al piacere di guida, costringendoci a ridurne l’utilizzo”. Lo afferma Jacques Bousquet, presidente dell’Associazione delle case automobilistiche estere in Italia (Unrae), in merito ai dati sulle immatricolazioni di agosto, scese del 20,23% su base annua. L’Unrae dipinge un mercato “sotto assedio” e punta il dito contro “l’aumento a sorpresa di 0,51 centesimi del prezzo dei carburanti prima di ferragosto e lo sforamento della benzina sopra i 2 euro nel periodo del rientro dalle ferie estive”. A questo, osserva Bousquet, si aggiunge il “vedere riconosciuto proprio dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel suo documento ‘Conto Nazionale’, che il principale problema dell’auto oggi è nei costi di mantenimento, che sono più che raddoppiati negli ultimi 20 anni e pesano ormai, per citare il Codacons, più di 4.000 euro all’anno”. “I problemi sono noti: tasse, carburanti, assicurazioni, pedaggi. Gli interventi delle case automobilistiche tesi ad allargare gli intervalli temporali di manutenzione delle vetture almeno hanno minimizzato questa voce, ma – sottolinea Bousquet – non c’é nulla da fare: senza un intervento a favore del potere di acquisto delle famiglie attraverso la riduzione della pressione fiscale ed il rilancio dei consumi, sarà ben difficile poter vedere alcun segno di ripresa”. Il numero uno dell’Unrae definisce “impensabile” che “tra i ‘150 tavoli della crisi’ che impegnano il governo non ce ne sia uno che si occupi seriamente della filiera dell’auto”, il cui andamento sta comportando “perdite di gettito Iva per lo Stato a fine anno di circa 2,3 miliardi di euro rispetto ad un trend normale di mercato, e un concreto pericolo occupazionale per almeno 10mila addetti diretti”.

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