5 Giugno 2012

Authority, prove di trasparenza o spartizioni?

Authority, prove di trasparenza o spartizioni?

Potrebbe essere il momento giusto per
«dare un segnale» e cambiare i criteri
di nomina, dalle Autorità di garanzia
alla Rai, per non ripetere automaticamente
la spartizione partitica, ma il rischio
che si perda questa occasione esiste,
infatti il popolo della Rete ieri si è
fatto sentire. E fra i nomi circolati fra i
partiti non ci sono donne, mentre «Se
non ora quando» e l’associazione di
giornaliste «Giulia» hanno lanciato un
appello al governo perché vengano inserite
figure di donne «forti e autorevolissime
». Su Facebook lanciano una
«rosa» di sei nomi: Giovanna De Minico,
Laura Rovizzi, Barbara Bonaventura,
Giulia Aranguena De La Paz, Tiziana
Talevi e Flavia Marzano.
Alla presidenza della Camera è arrivata
una valanga di curricula (oltre un
centinaio, da esperti, cittadini, associazioni,
parlamentari o gruppi), più per
la nomina dei presidenti e dei componenti
dell’Autorità per le Comunicazioni
(Agcom) che della Privacy e dei Trasporti.
Il termine per presentarli scadeva
ieri alle 20, e le nomine saranno votate
domani in aula a Montecitorio
(con voto segreto), per i cinque componenti,
a meno che il presidente Fini,
che ha detto di tenere al metodo «trasparenza
», non accetti il rinvio chiesto
da Vincenzo Vita del Pd, da Giulietti di
Articolo21, dai Radicali e da Agenda digitale,
per vedere i curricula.
Il segretario Pd, Pier Luigi Bersani,
non si muove dal criterio della «competenza
»; stamattina l’assemblea dei
gruppi del Pd potrebbe anche votare
una sorta di «primarie» per i candidati.
Ieri però c’è stata maretta, su Twitter è
circolata la voce di una trattativa perché
il Pd «cedesse» uno dei due membri
Agcom all’Udc, in cambio della presidenza
alla Privacy (per Antonello Soro).
Il Pdl voterà due nomi (la Lega cede
il suo, anche se ha presentato il curriculum
di Giovanna Bianchi Clerici,
consigliera Rai presto disoccupata, sia
per l’Agcom che per la Privacy). La
scintilla è stata anche la dichiarazione
dell’ulivista Arturo Parisi, che ha annunciato
un voto libero perché, «nel caso
dell’Agcom rivendicare al Pd un proprio
rappresentante equivale a riconoscere
a Berlusconi di nominarne uno
suo». Ma da via del Nazareno è stata
smentita l’esistenza di una trattativa.
Il presidente è indicato dal governo
e poi votato dai due terzi delle commissioni
Trasporti e Comunicazione. Per
l’Agcom Monti potrebbe proporre un
fedelissimo, il bocconiano Angelo Marcello
Cardani; il Pd Meta ha chiesto che
«il candidato venga audito» prima del
voto (non in calendario). Per i commissari
il Pdl punta sulla riconferma di Antonio
Martusciello, ex Fininvest, e su
Antonio Preto, ex collaboratore di
Tajani; il Pd su due esperti: Maurizio
Decina, professore di Telecomunicazioni
al Politecnico di Milano, e Antonio
Sassano della Sapienza di Roma.
Sta crescendo poi la candidatura di Giovanni
Valentini, editorialista di Repubblica
sostenuto dall’area Ecodem del
Pd, ben visto dall’Idv. I «candidati»
Udc sarebbero Luca Volontè o il consigliere
Rai Raffaele De Laurentiis.
Ci sono poi le autocandidature di Roberto
Zaccaria, deputato Pd e ex presidente
Rai; quelle lanciate dalla Rete: il
bocconiano Quintarelli, Bellucci dalla
sinistra, Tana De Zelueta da Articolo
21, Renzi del Codacons. Sono nomine
in carica sette anni e il Garante Agcom
ha un ruolo chiave, tra il passaggio definitivo
al digitale all’asta sulle frequenze,
dalla par condicio alla banda larga.
LAPARTITARAI
È appena in sottofondo: mercoledì il
governo dovrebbe presentare i due nomi
all’assemblea degli azionisti: per il
presidente Ferruccio De Bortoli avrebbe
detto no, Lucrezia Reichlin sembra
meno probabile; restano in campo Giulio
Anselmi; come direttore generale i
soliti Francesco Caio, Claudio Cappon
o Giancarlo Leone, ma non è escluso il
castiga-spesa Enrico Bondi. Il Pd non
voterà alcun consigliere in Vigilanza,
mase ilnome del presidente sarà «autorevole
» con un «voto tecnico» lo farà
passare, e il governo potrebbe far votare
dal nuovo Cda il cambio dello Statuto
che dà più poteri al presidente. Viale
Mazzini è nel pantano: il Cda ha approvato
i palinsesti autunnali col sì del presidente
Garimberti ma solo «per non
bloccare l’azienda».Esul «buco» lasciato
da Santoro il giovedì su RaiDue (rete
in difficoltà il cui direttore, D’Alessandro,
si dimetterà) la dg Lei ha proposto
solo il tema: «Informativo». Senza nome,
però Ferrara dopo il Tg1 non si tocca,
anche se fa crollare gli ascolti.

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