18 Aprile 2019

Aumento Iva sarà massacro per le famiglie. Alert stangata da associazioni consumatori

 

E ora, è il momento dei conti. Perché, per quanto i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio strepitino, le parole del ministro dell’economia Giovanni Tria sull’aumento dell’Iva rendono il rischio più concreto, in modo incontrovertibile. Domanda: in un contesto di economia già indebolita, quale effetto avrebbe un aumento dell’Iva sulla ‘crescita’ dei consumi in particolare e, più in generale, sul Pil? E, anche, cosa che nell’immediato interessa di più gli italiani, quale sarebbe l’incidenza sul loro portafoglio?

Così il vicepresidente vicario di Confcommercio, Lino Stoppani, sul dibattito in corso sulle ipotesi di aumento delle aliquote Iva:

“La fiducia di famiglie e imprese sta calando anche perché nel dibattito pubblico, abbastanza confuso, c’è questo macigno delle clausole di salvaguardia. Vanno disinnescate subito e con chiarezza individuando le risorse per fare questa operazione. Aumentare l’Iva significa aumentare le tasse e deve essere chiaro a tutti che famiglie e imprese non potrebbero sopportare un ulteriore aumento delle tasse in una fase economica in cui i consumi sono sostanzialmente fermi”.

Dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio, emerge in cifre quello che sarebbe il sacrificio che le famiglie italiane dovrebbero compiere nel caso in cui le clausole di salvaguardia non dovessero essere disinnescate e l’aumento dell’Iva diventasse, a quel punto, inevitabile:

Da gennaio 2020 “questo si tradurrà in 382 euro di maggiori tasse a testa. Se scatterà tutto l’aumento previsto dalle clausole di salvaguardia dell’ultima legge di Bilancio, l’aggravio sarà di 889 euro a famiglia”, si legge nel rapporto.

D’altronde, diversi prodotti costerebbero di più. Confcommercio stima per esempio che, se l’aliquota dell’Iva salisse dal 10% al 13%, ad aumentare sarebbero i prezzi di prodotti come yogurt, omogenizzati, salumi, farmaci, elettricità e voli aerei. L’eventuale incremento dell’aliquota Iva dal 22% al 25% interesserebbe prodotti come caffè, sigarette, abbigliamento, calzature, smartphone e profumi”.

Occhio anche ai calcoli effettuati dalla Cgia di Mestre, che in una nota paventa l’ipotesi peggiore, ovvero quella che vede per l’aumento un aumento dell’aliquota ridotta dal 10% al 13% e un aumento dell’aliquota ordinaria dal 22% al 25,2% nel caso il governo non riuscisse a recuperare entro la fine del 2019 23,1 miliardi di euro.

Tra l’altro l’Italia, avverte la Cgia di Mestre, potrebbe finire per diventare a partire dal 2020 il paese con l’aliquota Iva ordinaria più alta dell’area euro. “Un balzo che ci consentirebbe di scavalcare tutti e di posizionarci in testa alla classifica dei più tartassati dall’Iva”. Così il coordinatore dell’Ufficio Studi dell’associazione, Paolo Zabeo:

“Se aumentasse l’Iva favoriremmo le esportazioni, ma penalizzeremmo i consumi interni. A pagare il conto sarebbero le famiglie, ma anche gli artigiani, i piccoli commercianti e i lavoratori autonomi che vivono quasi esclusivamente di domanda interna”.

La Cgia ricorda che dalla comparsa dell’Iva a oggi sono passati 46 anni.

L’aliquota ordinaria dell’Iva è stata introdotta per la prima volta nel 1973 e fino a quest’anno è aumentata 9 volte. Tra i principali Paesi della zona euro l’Italia è quello in cui è cresciuta di più: ben 10 punti, dal 12% del 1973 al 22% attuale, un record, ovviamente, poco invidiabile.

Seguono la Germania, con una variazione di +8 punti (era all’11 e adesso si attesta al 19 per cento), l’Olanda, con un aumento di 5 punti (era al 16 oggi è al 21 per cento), l’Austria e il Belgio, con aumenti registrati nel periodo preso in esame rispettivamente del +4% e del +3%. La Francia è l’unico Paese presente in questa comparazione che non ha registrato alcun incremento.

Queste le parole del ministro dell’economia Tria che hanno scatenato il putiferio nel governo M5S-Lega. Tria ha detto che, in attesa di capire come sciogliere il nodo delle coperture da 23 miliardi, l’aumento dell’Iva per il 2020 è confermato: “Lo scenario tendenziale incorpora gli aumenti dell’Iva e delle accise che entrerebbero in vigore il 1 gennaio 2020. La legislazione fiscale vigente viene confermata in attesa di stabilire interventi alternativi”.

Un monito alla prospettiva di un aumento dell’Iva è arrivato anche dall’associazione dei consumatori Codacons:

“Se attuato, l’aumento dell’Iva si tradurrà in un ‘massacro’ per le famiglie italiane e provocherà danni abnormi all’economia nazionale”. Esattamente: “le elaborazioni già diffuse dal Codacons nei giorni scorsi stimano in 1.200 euro annui la stangata, a parità di consumi, che si abbatterà su ogni singola famiglia solo per i costi diretti legati all’incremento delle aliquote fino al 26,5% – ha spiegato il presidente Carlo Rienzi -. L’esperienza degli aumenti Iva degli ultimi anni dimostra però che i consumatori reagiscono all’incremento dei listini riducendo la spesa: per tale motivo il ritocco delle aliquote e delle accise provocherà una contrazione dei consumi del -0,7% e una caduta degli acquisti che raggiungerà quota -27,5 miliardi di euro, con effetti a cascata sul Pil, sull’occupazione e sull’intera economia nazionale”.

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