31 Agosto 2013

Aumento Iva: «Famiglie penalizzate»

Aumento Iva: «Famiglie penalizzate»

 

 

VENEZIA Se dovesse scattare dell’ aliquota Iva dal 21 al 22% previsto a ottobre, le famiglie meno abbienti saranno quelle più penalizzate. Lo sostiene il centro studi della Cgia di Mestre con uno studio pubblicato ieri secondo il quale nonostante in termini assoluti saranno i percettori di redditi elevati a subire l’ aggravio di imposta più pesante la situazione si trasforma completamente se si confronta, l’ incidenza percentuale dell’ aumento dell’ Iva sullo stipendio netto annuo di un capo famiglia. L’ eventuale aumento dell’ imposta, si sostiene, peserebbe maggiormente sulle retribuzioni più basse e meno su quelle più elevate. A parità di reddito, inoltre, i nuclei famigliari più numerosi subiranno gli aggravi maggiori. «Bisogna assolutamente trovare la copertura per evitare questo aumento», esordisce Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre, «non si possono penalizzare le famiglie ed in particolar modo quelle più in difficoltà. Nel 2012 la propensione al risparmio è scesa ai minimi storici. Se dal primo ottobre l’ aliquota ordinaria del 21% salirà di un punto, subiremo un ulteriore contrazione dei consumi che peggiorerà ulteriormente il quadro economico generale. È vero che l’ incremento dell’ Iva costa 4,2 miliardi di euro all’ anno, ma questi soldi vanno assolutamente trovati per non fiaccare la disponibilità economica delle famiglie e per non penalizzare ulteriormente la domanda interna». ALLARME INFLAZIONE. La Confcommercio lancia un ulteriore allarme sulle possibili conseguenze dell’ aumento dell’ Iva: non solo meno consumi ma anche più inflazione. Tutta colpa del prezzo del petrolio in salita a causa delle tensioni in Medio Oriente e il conseguente effetto trascinamento. In questo contesto, spiega Confcommercio, «vanno, quindi, evitati interventi come l’ aumento dell’ Iva che, riguardando una parte consistente dei beni e dei servizi acquistati dalle famiglie, porterebbero ad un’ inversione di tendenza dell’ inflazione, la cui bassa dinamica aveva appena restituito la fiducia alle famiglie, e comprometterebbe la possibilità di ripresa». STANGATA. «L’ aumento dell’ Iva sarebbe peggio dell’ Imu perché avrebbe effetti nefasti su consumi ed inflazione». Lo afferma il Codacons, spiegando che l’ Iva «essendo proporzionale, a differenza dell’ Imu che ha un barlume di progressività, farebbe molto più male a quelle famiglie che non arrivano a fine mese». «Se l’ Iva aumentasse», calcola l’ associazione, «ci sarebbe, a regime, un aumento dei prezzi dello 0,6% ed una stangata, per una famiglia di tre persone, pari a 209 euro».

 

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