28 Aprile 2013

Aumento Iva: da luglio pagheremo 2,1 miliardi in più

Aumento Iva: da luglio pagheremo 2,1 miliardi in più

Un costo complessivo di 2,1 miliardi per il secondo semestre di quest’ anno e 4,2 miliardi per il 2014. È quanto peserà sui consumatori italiani l’ aumento di un punto percentuale dell’ aliquota Iva a partire da primo luglio quando passerà dal 21 al 22%. A fare i conti è la Cgia di Mestre precisando che il salasso sarà prevalentemente su vino e birra, tra le bevande; e poi i carburanti, le riparazioni dell’ auto, l’ abbigliamento, le calzature, i mobili, gli elettrodomestici, i giocattoli e computer». L’ elenco è parziale, i beni e i servizi colpiti dall’ aumento sono molti di più pur restando esclusi i beni di prima necessità, come gli alimentari, la sanità, l’ istruzione, l’ abitazione, tutti beni ai quali si applica l’ Iva al 10% o al 4%, o non si applica proprio. Per calcolare l’ esborso delle famiglie, gli artigiani di Mestre sono partiti dall’ ipotesi che i consumi delle famiglie italiane non subiscano nei prossimi mesi grossi cambiamenti: a questa condizione, spiega la Cgia, si stima che per un nucleo costituito da 3 persone l’ aggravio medio annuo sarà di 88 euro. Nel caso di una famiglia di 4 componenti, l’ incremento medio annuo sarà invece di 103 euro. Visto che per il 2013 l’ aumento dell’ Iva interesserà solo il secondo semestre, per l’ anno in corso gli aumenti di spesa saranno la metà: 44 euro per la famiglia da 3 persone; 51,5 euro per quella da 4. Il costo di questa operazione graverà sulle tasche dei consumatori per un importo di 2,1 miliardi di euro per il 2013 e di 4,2 miliardi per il 2014. «Bisogna assolutamente scongiurare questo aumento – sottolinea Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia – Se ciò non avverrà, corriamo il serio pericolo di far crollare definitivamente i consumi che ormai sono ridotti al lumicino. Questa è una crisi economica che va affrontata dalla parte della domanda: solo incentivando i consumi interni possiamo rilanciare la produzione». Commenti analoghi dal Codacons e da Coldiretti: occorre scongiurare l’ aumento dell’ Iva – dicono gli agricoltori – per evitare ulteriori effetti depressivi sulle vendite che al dettaglio sono già crollate del 3,8 per cento nel primo bimestre dell’ anno, con un calo del 2,9 per cento per gli alimentari e del 4,3 per cento per i non alimentari».

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