30 Settembre 2019

Aumento dell’IVA, si o no? Verso la legge di bilancio, tra ipotesi e contestazioni

 

Per il Codacons, l’aumento dell’IVA “selettivo” è solo un gioco delle tre carte in cui a rimetterci saranno i consumatori
30 Settembre 2019 Elena Leoparco

L’aumento dell’IVA si fa o non fa? È questa la grande domanda che aleggia attorno alle mille ipotesi ancora al vaglio per la futura legge di bilancio. Intanto la discussione prosegue sia sui tavoli del Governo per cercare di evitare con ogni mezzo una misura invisa a molti, sia sui tavoli dei cittadini che cominciano farsi i conti in tasca cercando di valutare quanto peserebbe un possibile aumento dell’IVA.
La progressione delle aliquote è prevista dalla legge di Bilancio e dagli accordi con l’Unione europea, con la crescita dell’aliquota agevolata dal 10% all’11,5%, fino ad arrivare al 13% nel 2020; e quella ordinaria dal 22% al 24,2%.
Dunque, senza misure alternative, l’attivazione delle clausole di salvaguardia da 23 miliardi porterebbe l’aliquota massima a toccare il record del 26,5% nel 2022.
La domanda a questo punto è “come disinnescare le clausole di salvaguardia?”
L’ipotesi più probabile appare quella di lasciare invariata l’Iva al 4% e al 22%, ma ritoccare al rialzo quella del 10%, che potrebbe arrivare al 13%.
Questa, che è l’imposta più comune, si applica ad alberghi, voli aerei e treni, servizi di ristorazione e bar, energia elettrica e gas metano per uso domestico, farmaci, costruzione di seconde case e ristrutturazione edilizia, spettacoli teatrali e ad alcuni prodotti alimentari (carne, pesce, salumi, yogurt, uova, surgelati, pasticceria, cacao, marmellate e caramelle).
Dato che alcune voci sono particolarmente «sensibili» per i consumatori, al vaglio ci sarebbe la possibilità di far migrare alcuni di questi beni all’aliquota del 22% e al tempo stesso di abbassarne altri a quella del 4%.
Le contestazioni
Questa possibilità è bocciata nettamente dal Codacons che la paragona ad una sorta di “gioco delle tre carte”.
«Si fa sempre più strada l’idea di incrementi selettivi dell’aliquota, che dovrebbero colpire alcuni beni e servizi specifici – spiega il presidente Carlo Rienzi – Una ipotesi che vede la netta contrarietà dei consumatori, e che rischia di non portare i benefici sperati. Incrementare le aliquote in modo selettivo produrrebbe infatti un aumento dei listini al dettaglio per i beni colpiti dal provvedimento, con una riduzione dei consumi e un minor gettito per le casse statali, senza tuttavia abbattere il fenomeno dell’evasione».

Carlo Rienzi, presidente Codacons

Il Codacons risponde anche della possibilità di combattere l’evasione fiscale incentivando i pagamenti con carta.
L’idea del Governo è più o meno questa: chi decide di pagare in contanti versa un’Iva più alta (per esempio il 12%). Chi salda il conto con bancomat o carta di credito paga immediatamente un’Iva al 12%, ma si troverà poi sull’estratto conto un rimborso del 3%.
«Qualsiasi forma di lotta all’evasione fiscale deve essere a costo zero per i cittadini – prosegue Rienzi – e qualsiasi incremento dell’Iva, in un momento storico in cui i consumi solo al palo, rappresenterebbe un clamoroso autogol e un danno per l’economia del paese».

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