2 Aprile 2015

Aumenti Tari consumatori e artigiani all’ attacco

Aumenti Tari consumatori e artigiani all’ attacco

VENEZIA Gli artigiani sono infuriati, le associazioni dei consumatori gridano allo scandalo e l’ ex assessore all’ Ambiente Gianfranco Bettin chiede al commissario un dietrofront. Dopo le proteste sui rincari dei parcheggi (3 mila persone hanno firmato la petizione contro gli aumenti che arrivano fino al triplo in alcune zone), si apre un nuovo fronte di battaglia: nel mirino ora c’ è l’ aumento del 4 per cento della Tari, la tassa sui rifiuti, per colpa della necessità di un maggior accantonamento per le morosità suggerito, tra l’ altro, a tutti i Comuni veneziani dal Consiglio di bacino dei rifiuti. «La logica non può essere che chi paga è destinato a pagare sempre di più – protesta Gianni De Checchi, segretario di Confartigianato – non aver inserito a bilancio fondi adeguati per la svalutazione di crediti e insolvenze in passato non può penalizzare oggi cittadini e imprese». L’ associazione degli artigiani teme per il futuro dei propri soci, che pagano già oltre 2.500 euro l’ anno di immondizie. «Dovremmo fare come per i parcheggi, raccogliere firme per chiedere il blocco dei rincari della Tari», conclude. Bettin ritiene che il rialzo del 4 per cento sia discutibile e anche evitabile. «Vanno aumentati controlli e accertamenti, non le tariffe – spiega l’ ex assessore – oggi infatti ci sono le condizioni per contenere e ridurre i costi grazie alle politiche che hanno fatto crescere la raccolta differenziata». Le associazioni dei consumatori hanno le mani legate, dato che sui costi dei servizi la legge dà mano libera alle amministrazioni. Ciò non toglie però che il più 4 per cento per Codacons e Adico sia scandaloso. «Da quanto sappiamo i dati delle morosità a Venezia sono entro limiti fisiologici – dice Franco Conte (Codacons) – non giustificano 3,2 milioni di fondo, si scaricano sempre i problemi su chi non può lamentarsi ma solo pagare». Carlo Garofolini (Adico) ritiene che la sola idea di accantonare soldi per le bollette che non saranno pagate sia una barzelletta. «Se poi si recuperano i crediti, che succede a questi fondi? – tuona – Così non si premia il cittadino virtuoso che differenziando i rifiuti riduce i costi del servizio. Siamo alle solite, ogni scusa è buona per aumentare le tasse». Nei dieci anni di Tia (Tariffa di igiene ambientale) la morosità si è attestata tra un minimo del 2 ad un massimo del 5 per cento. Con l’ arrivo prima della Tares (Tassa rifiuti e servizi) e poi della Tari (Tassa rifiuti) le percentuali sono salite all’ 8, un po’ a causa della crisi, un po’ perché le nuove tariffe hanno diviso le bollette di acqua e rifiuti e le famiglie in difficoltà tendono a pagare prima il servizio idrico. Su una media dell’ 8 per cento di morosità si è attestato il Comune di Mirano, che accantona 230 mila euro. «Abbiamo seguito il principio contabile del Consiglio di bacino», dice il sindaco Maria Rosa Pavanello. G.B.

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