20 Aprile 2002

Aumenti raffreddati dalla primavera

IL CARO SPESA Dopo le generali impennate invernali, il trend è andato normalizzandosi in provincia negli ultimi mesi

Aumenti raffreddati dalla primavera

Le verdure tornano ai livelli precedenti alle gelate, ma alla cassa i consumatori lamentano un incremento generale del 4,3\%



«Il caro-vita non accenna a diminuire e l`aumento dei prezzi pesa soprattutto sulle tasche delle famiglie di operai e di impiegati». Secondo Adoc, Codacons e Federconsumatori, infatti, nel giro di un anno, tra marzo 2001 e marzo 2002, un`impennata del 4,2\%, ha riguardato la spesa alimentare, con un aumento medio di 203 euro per famiglia. Per fare fronte agli aumenti, gran parte dei quali sarebbe stato messo a segno con la complicità dell`ingresso dell`euro, i coordinatori nazionali delle associazioni che tutelano i consumatori, con una nota diffusa ieri, chiedono al governo «un bonus fiscale di mille euro per i le famiglie con un reddito inferiore a 16 mila euro l`anno».Aumenti non particolarmente elevati, ma comunque diffusi su tutti i prodotti riguardano anche Pordenone, stando ai dati rilevati da dicembre 2001 a marzo 2002 dall`Ufficio statistica del Comune, che mensilmente effettua campionamenti standard su vari generi di consumo per conto dell`Istat. In particolare, il maggior numero degli aumenti, seppur non vistosi, limitati ad arrotondamenti e piccoli ritocchi, tranne qualche eccezione, si sono verificati a gennaio e in minor misura a febbraio, ovvero nei due mesi di rodaggio dell`euro. A marzo invece i prezzi sono scarsamente lievitati, mentre quelli della verdura in genere, schizzati verso l`alto a gennaio a causa delle gelate, hanno registrato un`inversione di tendenza. Per esempio: l`insalata a dicembre costava 4 euro e 81 al kg; a gennaio 8,64; a febbraio 6,53; a marzo 5,06. Mentre le zucchine da 3,49 euro al chilo di dicembre, sono passate ai 6,64 di gennaio, ai 3,72 di febbraio, per approdare ai 2,61 di marzo.
Complessivamente (come si può notare nella tabella, ricavata visionando i dati dell`ufficio statistica, ottenuti facendo la media del prezzi di più pezzi dello stesso genere), tra dicembre e marzo i ritocchi hanno riguardato un po` tutti i consumi. Ecco alcuni esempi: il pane da 2,80, a 2,87; la carne di vitello da 16,59 a 16,70; la platessa surgelata da 16,70 a 17,14; il parmigiano da 15,36 a 15,76; il caffè al bar da 0,78 a 0,81; le banane da 1,67 a 1,78; le pere decane da 1,88 a 2,35.


«Si tratta per lo più di arrotondamenti – ha commentato il direttore dell`Ascom Gian Luigi Ornella – non di veri e propri aumenti. Lo si sapeva che sarebbe successo. Comunque per avere il quadro della situazione si deve considerare che gli aumenti ci sono stati anche a monte, a partire dal produttore e dal distributore all`ingrosso, a carico dei commercianti. Inoltre si devono fare i raffronti sull`intero anno, non solo sui dati trimestrali».


«Ma è proprio valutando i dati su scala annuale – ha ribadito l`avvocato Vitto Claut, referente regionale del Codacons – che si è evidenziato l`aumento del 4,2\% per la sola spesa alimentare. In particolare si è passati da una spesa annuale per alimentari e bevande di circa 9.396.000 lire l`anno a 9.790.000 lire, con un aumento di 394 mila lire, cioè 203 euro».


Ma questi non sono gli unici aumenti. Un rincaro del 4,3\% si è registrato anche per alberghi, ristoranti e pubblici esercizi. Leggendo attentamente gli ultimi dati Istat, affermano le associazioni dei consumatori, «nel mese di marzo gli aumenti congiunturali più elevati si sono proprio registrati nei capitoli alberghi, ristoranti e pubblici esercizi (+0,4\%), abbigliamento e calzature, trasporti, ricreazione, spettacoli e cultura (+0,3\%)». Per questo l`Intesa dei consumatori torna a chiedere al governo la revisione delle previsioni sull`inflazione, sulla quale si basano gli incrementi contrattuali; un controllo più rigido sulle tariffe pubbliche, come i trasporti, aumentate dello 0,3\% a marzo; il blocco per 12 mesi dell`aumento dei biglietti ferroviari, e un bonus fiscale di 1.000 euro per i redditi inferiori ai 16.000 euro l`anno.

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