10 Febbraio 2010

Aumenti in vista per l’ Rc auto

Era solo una questione di giorni. Dopo l’ allarme lanciato all’ inizio del nuovo anno , ecco riaccendersi prepotentemente la querelle più lunga e infuocata che pesa come un macigno sulle tasche degli automobilisti: il caro-polizze. Le tariffe rischiano, infatti, di aumentare ancora. E come al solito, quando si parla di questa disputa, i contendenti sono sempre gli stessi: da una parte c’ è l’ Associazione che raggruppa le compagnie assicurative e dall’ altra le associazioni dei consumatori che si sfidano a colpi di numeri, ovviamente in contrasto tra loro. Vediamo, quindi, quali sono i dati che hanno montato questa ennesima disputa. Nel corso dell’ audizione di ieri in Commissione Finanze alla Camera, il presidente dell’ Ania, Fabio Cerchiai, ha espresso "preoccupazione" per i ritocchi all’ insù che si potrebbero registrare sul costo delle polizze a causa dei risultati negativi della gestione dell’ assicurazione Rc Auto. "Lo scarto tra premi incassati e sinistri più costosi – ha spiegato Cerchiai – si aggira oggi intorno al 5-8%, un fabbisogno che mette in affanno le compagnie assicurative e che potrebbe essere scaricato sui prezzi". In altre parole, se nel 2008, su 100 euro di premi incassati dalle imprese ne sono stati spesi 101 euro per sinistri e costi gestionali, lo scorso anno questo costo è addirittura salito per le assicurazioni arrivando a 105 euro. Quindi, la loro bilancia pende fortemente verso il negativo per il secondo anno consecutivo. E, senza interventi correttivi, il divario nel corso del 2010 crescerà ancora. Tanto che per il presidente degli assicuratori di fronte a "questo incontestabile quadro negativo" la tendenza alla riduzione dei prezzi degli ultimi cinque anni è "destinata inevitabilmente a interrompersi" e a lasciare il campo ad eventuali rincari. Secondo l’ Ania, la causa del cattivo stato in cui versa il settore Rc auto è la frequenza dei sinistri: ne vengono denunciati troppi. I numeri sono eloquenti: negli ultimi 9 mesi del 2009 hanno raggiunto quota 8,6%, un valore doppio rispetto a quello registrato in Francia e superiore del 40% rispetto alla Germania. Dietro questa tendenza c’ è la zampata evidente delle frodi che Cerchiai non ha esitato a definire come una "piaga" diffusa, pari al 2,5%. Ma, in base a recenti dati, si scopre che le truffe accertate toccano quote elevatissimi al Sud, come il 12,2% a Caserta, l’ 11,4% a Napoli o l’ 8,9% a Foggia. "Non si può comunque parlare di un problema meridionale – fanno sapere gli assicuratori – dal momento che altre zone del Mezzogiorno registrano una percentuale di sinistri fraudolenti inferiore alla media nazionale, come Caltanissetta (1,6%), Trapani (1,3%) o Campobasso (1,1%)". Un malcostume che deve essere assolutamente debellato. Ecco perchè secondo il numero uno dell’ Ania "è necessaria un’ Autorità nazionale anti-frode, che insieme ad altri interventi potrebbe porre rimedio all’ aumento dei costi e al rischio di rincari". Immediata la risposta delle associazioni dei consumatori che proprio non ci stanno e contestano il fatto che il bilancio negativo del settore debba tradursi in un aumento delle polizze auto. Le parole di Cerchiai destano particolare preoccupazione e attenzione da parte di Adiconsum e Federconsumatori. "Gli aumenti previsti – spiegano – si aggiungeranno a quelli registrati negli ultimi anni. Tanto che dal 1996 ad oggi, la tariffa assicurativa ha avuto un incremento medio pari al 170%". Per il Codacons si tratta invece solo di un "pianto greco per giustificare i prossimi rincari". Gli fa eco l’ Adiconsum, secondo cui "la maggiore spesa per i sinistri rappresenta un business per le compagnie".
 

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