4 Gennaio 2012

Aumenti di benzina decisi dai petrolieri senza trasparenza   

Aumenti di benzina decisi dai petrolieri senza trasparenza 
 

  
Catania. Il pieno di benzina ci spenna, ogni giorno di più. E bisogna semplicemente rassegnarsi a vedere prosciugato il portafoglio per mettere in moto l’ automobile, perché soluzioni serie, immediate e concrete attraverso cui riuscire a calmierare questo mercato, a frenare, quanto meno, se non diminuire il prezzo dei carburanti, non sembra essercene. Lo spiega il sindacato siciliano dei gestori degli impianti, la Figisc-Confcommercio, lo confermano, non senza comunque ribadire che si farà ogni battaglia possibile, al Codacons i difensori dei consumatori. Ma che cosa succede ogni mattina quando aprono i distributori? Com’ è che troviamo benzina, diesel e affini che costano sempre di più? Chi lo decide? Chi gestisce? Chi ci guadagna? Naturalmente la prima imprecazione dell’ automobilista è sempre dedicata al benzinaio. Al «povero benzinaio», corregge subito Edoardo Brancato, segretario regionale della Figisc, il sindacato dei gestori di impianti. «Capisco che i consumatori cerchino il responsabile diretto degli aumenti che gravano su di loro in chi vende ciò che acquista. Ma vi posso assicurare che nel caso dei carburanti i gestori degli impianti non hanno davvero responsabilità, né ci guadagnano con gli aumenti. Chi stabilisce il prezzo? Ogni mattina, ogni giorno, quel prezzo arriva da Londra, dall’ organismo che si chiama Platt’ s e che determina la quotazione internazionale dei prodotti petroliferi. E così non resta che prenderne atto ed applicare». Ma ancora più a monte, diciamolo subito, c’ è un meccanismo che interviene sulla filiera, che parte dal famoso costo del petrolio a barile, per scandire i passaggi di una filiera governata da potentissime società che, in sostanza, fanno un po’ quello che vogliono. Così ripartiamo con Brancato dall’ ultimo anello della catena, il gestore a cui lasciamo i quattrini. Quanto guadagna? «Il margine è inferiore al 2%, siamo nell’ ordine dei 4 centesimi lordi. Irrisorio, com’ è evidente. Sono altri i soggetti che ci guadagnano e per questo non è nemmeno immaginabile che siano i gestori ad abbassare i prezzi o a praticare supersconti. Perché non ci sarebbe più nessun guadagno». In Sicilia ci sono 2400 impianti, ma in molti casi ci troviamo di fronte a quelli che vengono definiti distributori marginali, che non riescono ad erogare più di 300 mila litri l’ anno. Non basta per reggere, per questo, dice Brancato, si sta spingendo per far chiudere gli impianti sostanzialmente improduttivi, grazie a un fondo di indennizzo costituito alcuni anni fa. Ma le pompe bianche, i no logo, quelli che dovrebbero vendere carburanti a prezzo ridotto? «Siamo al discorso iniziale, perché anche qui il percorso dei carburanti – aggiunge Brancato – è uguale. C’ è chi raffina e chi acquista per rivendere agli impianti. Ci sono, è vero, impianti che acquistano in proprio, ma anche così abbassare troppo i prezzi non è possibile. E gli impianti aperti nella Grande distribuzione possono anche applicare prezzi più bassi, puntando alla quantità e ad attrarre clienti nel loro mondo. Ma, secondo noi, bisogna controllare il fenomeno, per evitare che la soluzione Gdo non finisca con il creare una forma di controllo anche sulla vendita dei carburanti, sin quando a stabilire i prezzi non finiscano con l’ essere proprio i proprietari delle catene». Cerchiamo, allora, di fare qualche passo indietro nella filiera, visto che di far abbassare i prezzi ai benzinai non se ne parla. L’ avvocato Domenico Fabiano per il Codacons segue da tempo questo settore che è una giungla e spiega: «C’ è una mancanza di trasparenza, innanzitutto, che non consente di riuscire ad intervenire direttamente là dove lungo la filiera i prezzi subiscono un’ impennata che poi pagano i consumatori. Del resto ci troviamo di fronte a potenti multinazionali, a società, diciamo pure sempre le stesse, che riescono a determinare a loro piacimento il prezzo dei prodotti. Ci vorrebbe una massiccia azione politica per riuscire a controllare questo mercato. Tra l’ altro va evidenziato che in Sicilia non è scattata la liberalizzazione del settore, che avrebbe aperto il mercato, consentendo di creare effettivamente una concorrenza leale e chiara in questo settore. Invece il decreto Bersani non è stato recepito nell’ Isola per come era stato concepito, la Regione siciliana ne ha varato uno suo e, nel frattempo, ci sono stati alcuni mesi di vacatio che hanno consentito a qualcuno di approfittare della situazione per consolidare posizioni di privilegio. E su questo fronte fondamentale noi ci stiamo impegnando e battendo». Ma cosa possiamo fare per risparmiare un po’? Per Brancato farsi furbi e attenti: «L’ unica soluzione è trovare gli sconti, sino a 10 centesimi, che i gestori applicano per esempio con il self service. Se no aspettare che un governo responsabile elimini la stortura per cui sulle accise, cioè su una tassa, viene applicata anche l’ Iva facendo schizzare al 69% il carico fiscale sui carburanti».

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