6 Luglio 2017

Aumenta la spesa delle famiglie, ma ancora sotto i livelli 2011. Forte il divario Nord-Sud

 

 

La spesa delle famiglie nel 2016 è cresciuta dell’1% attestandosi in media a 2.524,38 euro al mese, secondo gli ultimi dati Istat. Si consolida così, anche se a un ritmo moderato, la fase di ripresa dei consumi delle famiglie italiane avviatasi nel 2014, in un quadro macroeconomico caratterizzato dal quarto anno consecutivo di aumento del loro reddito disponibile, da un lieve incremento della propensione al risparmio e dal consolidamento della ripresa del Pil. Tuttavia, questi aumenti non compensano ancora il calo delle spese verificatosi dopo il 2011 quando la media era di 2.639,89 euro al mese. Non solo. “Se confrontati con il 2006 – sottolinea il Codacons – i dati Istat sono drammatici: in dieci anni, infatti, la spesa media mensile delle famiglie è salita di appena 63 euro al mese, crescendo soltanto del +2,5%, mentre quella alimentare aumenta di soli 20 euro al mese (467 euro del 2016 contro i 447 euro del 2006). Numeri che non possono ritenersi positivi, ma che al contrario evidenziano come la ripresa definitiva dei consumi in Italia sia ancora lontana”.
L’operatività di Alessandro Moretti su AudCad

Cresce la spesa per pesce e servizi di ristorazione
Guardando alle singole voci, una famiglia italiana spende 447,96 euro al mese per l’alimentazione (era 441,50 euro nel 2015). Quella per carne, pur restando la componente alimentare più importante, torna a diminuire, attestandosi a 93,53 euro. Le spese per frutta e verdura aumentano entrambe del 3,1% rispetto al 2015 (rispettivamente a 41,71 e a 60,62 euro), ma è quella per pesce e prodotti ittici la voce con il maggiore aumento (+9,5%, fino a 39,83 euro mensili). “Bene, ma non basta – commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – Il dato, infatti, si riferisce alla spesa media familiare, ossia ai consumi di una famiglia in realtà inesistente. Per la famiglia normale e tradizionale, una coppia con due figli, ci sono ancora difficoltà, come dimostra il dato della spesa alimentare, che scende su base mensile di oltre 6 euro al mese, -74 euro su base annua”. Al di là del cibo, la voce di spesa più elevata è quella per casa, acqua, elettricità, manutenzione ordinaria e straordinaria, pari a 902,72 euro al mese, seguita da quella per trasporti (271,27 euro). Tornano ai livelli pre-crisi le spese per servizi ricettivi e di ristorazione (+4,8% a 128,25 euro) e salgono per il terzo anno consecutivo quelle per beni e servizi ricreativi, spettacoli e cultura (+2,9% fino a 130,06 euro).

Nel Lazio, in Liguria e in Abruzzo la quota di spesa più alta per l’abitazione
Restano rilevanti le differenze di spesa a livello territoriale. I valori più elevati si registrano nel Nord, intorno ai 2.800 euro al mese, seguono il Centro (2.612 euro), il Sud (2.051 euro) e le Isole (1.942 euro). Nel Nord-ovest si spendono mediamente, in termini assoluti, quasi 900 euro in più che nelle Isole. Guardando alle singole regioni, Trentino-Alto Adige, Lombardia ed Emilia-Romagna si confermano ancora le regioni con la spesa media mensile più elevata (sui 3.000 euro). Al contrario, la Calabria è ancora la regione con la spesa più contenuta, pari a 1.701 euro, circa 1.373 euro meno della spesa più elevata.
La parte più consistente della spesa delle famiglie è destinata all’abitazione in tutte le regioni di Italia: nel Lazio, in Liguria e in Abruzzo rappresenta oltre il 40%, mentre i valori più bassi, intorno al 30%, si registrano in Basilicata e Calabria.

Le famiglie di soli stranieri spendono 1.000 euro meno di quelle di soli italiani
I livelli di spesa più bassi si registrano per le famiglie composte da soli stranieri (1.582,94 euro), per quelle di un solo componente di 65 anni e più (1.634,57), per le famiglie la cui persona di riferimento ha un basso titolo di studio (1.725,35) o è in cerca di occupazione (1.736,37). Come già nel 2015, le famiglie composte da soli stranieri spendono mille euro in meno di quelle composte da soli italiani (1.582,94 contro 2.590,59 euro). La loro spesa si concentra su beni e servizi essenziali: il 21% è destinato alla spesa alimentare e il 38% all’abitazione. Rimane forte anche il divario tra chi spende di più e chi spende di meno: le famiglie con più possibilità economiche spendono 5 volte di più di quelle più povere.

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