29 Settembre 2015

Audi “richiama” oltre 2 milioni di auto

Audi “richiama” oltre 2 milioni di auto
polemiche e class action contro volkswagen. sospetti su altre case produttrici. indagato l’ ex ad winterkorn 

di Andrea Di Stefano ROMA Il Dieselgate fa sempre più paura non solo ai mercati finanziari ma a tutta l’ economia europea. L’ allarme ieri è arrivato dal viceministro dell’ Economia tedesco, Jens Spahn: l’ industria automobilistica è «fondamentale» per l’ economia e il Dieselgate scatenato dai test truccati di Volkswagen «può avere un grosso impatto e ciò dovrebbe preoccuparci un po’». I numeri delle vetture truccate aumenta ogni giorno: ieri sempre da Berlino è rimbalzata la notizia che anche 1,8 milioni di veicoli commerciali leggeri erano equipaggiati con il software incriminato, mentre le Audi che sarebbero da richiamare sono circa 2,1 milioni. Tra le auto che potrebbero essere richiamate dalla Volkswagen ci sono anche le Seat in dotazione a carabinieri e polizia italiani. Il marchio del gruppo tedesco a maggio aveva vinto la gara d’ appalto per la fornitura della flotta alle forze dell’ ordine. Inizialmente 206 vetture: 100 destinate alla polizia e 106 ai carabinieri, con la possibilità di una commessa totale fino a 4mila macchine nei prossimi 3 anni, per un totale di 184 milioni di euro. Sullo scandalo si è mossa ora anche la magistratura tedesca: i giudici della Bassa Sassonia hanno aperto un’ indagine sull’ ex ad di Volkswagen, Martin Winterkorn, facendo riesplodere le polemiche sulla liquidazione che sommata alla pensione ha portato ad una buonuscita da 60 milioni di euro. Il comitato esecutivo del consiglio di sorveglianza della Volkswagen in occasione delle sue dimissioni aveva affermato l’ estraneità allo scandalo dieselgate dell’ ex ad, definendo la sua scelta di dare le dimissioni «stimabile» per quanto «non fosse a conoscenza delle manipolazioni dei dati sulle emissioni». Evidentemente non sono della stessa opinione gli inquirenti in un’ offensiva regolatoria e repressiva che punta a tamponare il crollo di credibilità della Germania. Il ministero dei Trasporti tedesco è stato costretto a smentire nuovamente di essere stato a conoscenza del defeat device, il software incriminato, ma si moltiplicano gli atti di accusa nei confronti del governo di Berlino. Il principale quotidiano economico finanziario, Handelsblatt, ha attaccato senza mezzi termini il gruppo di Wolsburg: «Con la scelta tutta interna di Matthias Muller, Volskwagen ha mancato l’ opportunità di un cambiamento radicale. Alla Volkswagen non serve solo un cambio nella struttura dell’ impresa, ma soprattutto una nuova cultura nel vertice aziendale, capace di imporre un clima nel quale i problemi non vengano nascosti ma esposti ai dirigenti». Alcune macchine nuove, tra cui Mercedes classe A, C ed E, Bmw serie 5 e Peugeot 308, consumano circa il 50% di benzina in più rispetto a quanto dichiarato dai risultati di laboratorio diffusi dalle marche stesse secondo l’ organizzazione Transport & Enviroment sulla base di loro test su strada alimentando le ipotesi che altre case siano coinvolte nello scandalo. Ieri è stata un’ altra giornata nera per il titolo Volkswagen (-8%) che ha travolto tutte le case automobilistiche europee, Fca compresa che è stata rinviata per eccesso di ribasso e ha poi chiuso in flessione del 4,95% con i mercati in pesante ribasso (Milano e Parigi -2,7%, Francoforte -2,1%). In tutta Europa le associazioni dei consumatori e piccoli azionisti si preparano a gigantesche cause. In Italia il Codacons ha raccolto oltre 12mila pre-adesioni su tutto il territorio nazionale da parte di proprietari di auto diesel della Volkswagen per la class action. L’ associazione dei consumatori, sta ultimando l’ atto di citazione contro la casa automobilistica tedesca, che verrà formalmente presentato nelle prossime ore. «Si tratta – spiega il presidente Carlo Rienzi – di una class action senza precedenti, perché il Codacons ha deciso di coinvolgere non solo i proprietari delle auto diesel, ma tutti i cittadini, in relazione al grave danno ambientale derivante dalla falsificazione delle emissioni inquinanti. Tecnicamente, l’ azione collettiva Codacons mira a far riconoscere sia il danno contrattuale, legato alla vendita di un bene, l’ automobile, avente caratteristiche diverse da quelle promesse, sia quello extracontrattuale, per essere stato l’ automobilista indotto a diffondere sostanze tossiche vietate nell’ aria». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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