11 Gennaio 2007

Attività privata, stop ai primari

SI TORNA INDIETRO: CANCELLATA LA CONTRORIFORMA DI SIRCHIA
Attività privata, stop ai primari

ROMA Pulizie di primavera anticipate nel pianeta sanità. Sull`onda dei reportages intorno al degrado di corsia, si mette in moto la macchina del rinnovamento. E si torna al passato: esclusività di rapporto con il Servizio sanitario nazionale per i dirigenti di struttura complessa, quelli che si chiamavano primari e oggi sono i capi dipartimento. Inoltre, l`annuncio del via libera alla ristrutturazione del Policlinico Umberto I di Roma, con relative preoccupazioni in arrivo dalla Lombardia. Poi l`ingresso nel circuito del Servizio sanitario nazionale di sette Policlinici (a Roma, Napoli, Messina, Catania e Bari) che, attualmente, sono a gestione diretta delle Università e diventeranno, così, aziende. Esclusività I dirigenti di struttura complessa potranno svolgere attività libero professionale soltanto tra le mura ospedaliere. L`esclusività, però, non sarà una scelta irreversibile, per l`intera vita professionale – come volle nel `99, all`allora ministro Bindi, sollevando la rivolta dei medici -, ma legata alla durata dell`incarico. L`annuncio ieri, al termine dell`incontro fra i ministri della Salute Livia Turco e dell`Università e Ricerca Fabio Mussi, sui rapporti tra Sistema universitario e Ssn. L`abolizione dell`obbligo di esclusiva era stata prevista da una norma del decreto legge sulle emergenze sanitarie nel 2004, quando era ministro Sirchia. Immediate, e varie, le reazioni dei medici. Una “vecchia storia“, che configura “soltanto posizioni ideologiche e non l`intento di migliorare i servizi“, dice il presidente dell`Associazione nazionale primari ospedalieri (Anpo), Raffaele Perrone Donnorso. D`accordo sul ripristino dell`esclusività, “ma con alcune riserve“, il sindacato dei radiologi (Snr) e la federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti (Fadoi) che chiedono al ministro Turco un incontro urgente per discuterne. Dello stesso parere il presidente della società italiana di ortopedia (Siot), Lanfranco Del Sasso, e quello dell`associazione dei chirurghi ortopedici (Ascoti), Ugo De Nicola. Umberto I E` stato sbloccato l`avvio dei lavori nel complesso che ha aperto le porte al progetto “ospedale pulito e sicuro“. Ma c`è chi lancia un avvertimento. Il presidente della Regione Lombardia, Formigoni, non vuole sentir parlare di fondi straordinari per Roma: “Non si parli di finanziamenti a una sola Regione. Non potrà essere accettato e costituirebbe un altro discrimine“. Gli fa eco l`assessore lombardo alla Sanità, Alessandro Cè: “Già nel `98 si stanziarono, in due trance, 1500 miliardi di vecchie lire per evitare il fallimento dell`Umberto I“. E incomincia la rincorsa ai conti. Per mettere in regola le Molinette, il principale ospedale del Piemonte e il terzo in Italia, per esempio, occorrerebbero 188 milioni di euro e il 56% della sua superficie avrebbe bisogno di radicali interventi di messa a norma. Lo rivela uno studio del 2005 dell` Aress, l` agenzia regionale per i servizi sanitari. Qualcun altro corre ai ripari. Come il Vecchio Policlinico di Napoli che ha deciso la chiusura del reparto di ematologia per la presenza di topi. Presenza che, senza dubbio, non costituirebbe problema al San Carlo di Milano, nei cui sotterranei imprigrisce una colonia di ottanta gatti che, assicurano le autorità sanitarie regionali, “sarà subito rimossa“. L`ultima battaglia di ieri, quella sul camice. Il Codacons impugnerà davanti al Tar la direttiva del ministro Turco in base alla quale il personale che esce dagli ospedali, anche solo per prendere un caffè, deve togliere il camice. “Illegale e assurda – sostiene l`associazione -. Il personale medico deve essere sempre riconoscibile“.

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