21 Aprile 2020

Attesa per oggi la prima informativa dei Nas, ultimati una serie di esami

È questione di ore. Tra una riunione in videoconferenza – con i colleghi di altre province così come con il ministero – e una convocazione in ufficio, rigorosamente con i dispositivi di protezione e a debita distanza, la procura continua a lavorare. Incessantemente. Coordinato dal procuratore aggiunto Carlo Nocerino, il pool dedicato a fare luce sulla «strage» silenziosa nelle rsa bresciane aspetta i primi risultati certi. E proprio in giornata dovrebbe ricevere il primo report del Nas, che da settimane sta eseguendo una serie di sopralluoghi, in tandem con i tecnici di Ats, nelle case di riposo di città e provincia. Sostanzialmente, l’ elenco completo e dettagliato dei decessi in ogni struttura, un prospetto riepilogativo che ne evidenzia quindi non solo i numeri, ma anche la scansione temporale e, soprattutto, l’ incidenza sul totale degli ospiti. È da qui che si parte: dai numeri. Per cercare di analizzare il contesto in cui sono drammaticamente maturati, tra il mese di marzo e aprile. Ad oggi, la magistratura bresciana ha aperto una decina di fascicoli, che comprendono gli esposti del Codacons – destinati molto probabilmente, per competenza, a Milano e Roma – ma anche quello del famigliare di un anziano defunto che ha agito di propria iniziativa rivolgendosi alla procura. In tutto sono 86 le rsa bresciane ispezionate – in via amministrativa – dai carabinieri del Nas, su delega dei pm e, in una prima fase, anche di propria iniziativa. All’ appello mancavano giusto alcuni istituti in Valcamonica. Il quadro complessivo dei decessi sarà la base di partenza di quella che gli inquirenti definiscono un’ indagine delicata, lunga e complessa. Dai dossier è già emerso come in un solo mese si siano registrati 659 decessi in più di anziani ospiti rispetto all’ anno scorso (nel 2019, a marzo, se ne contavano 234, contro gli 893 del marzo scorso, 2020). Un’ enormità. Sul fronte dei contagi, invece, sempre in poco più di 30 giorni, basti pensare che i dati raccolti da Regione Lombardia (aggiornati a sabato) elaborati sulla base dei casi positivi accertati dopo l’ esito dei tamponi, Brescia conta 1.161 nonnini ricoverati e colpiti da Covid 19 (seconda solo a Milano con 2.273). Si inizia dalle cifre. E naturalmente dalle case di riposo più colpite. Per andare oltre. Per ricostruire a quanto tempo di distanza i decessi sono sopraggiunti, per esempio, e capire in quali condizioni gli operatori stessero lavorando. E se davvero, come qualcuno di loro ci ha detto, all’ inizio di questa emergenza – senza linee guida o protocolli istituzionali certi – al di là dell’ irreperibilità cronica di mascherine, calzari e camici, dall’ alto sia stato detto fosse meglio non indossarli «per non spaventare gli ospiti». Alla Fondazione casa di risposo di Ghedi, per citarne una tra le più flagellate, si è passati a 106 ospiti a meno di una settantina: per fortuna l’ emergenza sta allentando la morsa. Sotto la lente della procura, a cascata, finiranno anche i carteggi e lo scambio di comunicazioni tra strutture e Regione, per esempio. Perché qualcuno le protezioni e i tamponi li ha chiesti disperatamente. Così come è capitato per arginare il rischio alcuni direttori (vedi la rsa di Orzinuovi) decidessero di bloccare le visite dei famigliari o chiudere i centri diurni già alla fine di febbraio, salvo poi ricevere il contrordine.
mara rodella

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox