8 Ottobre 2014

Attenzione alle applicazioni che avvicinano alla ludopatia

Attenzione alle applicazioni che avvicinano alla ludopatia

PALERMO – Approfondendo il tema “gioco d’ azzardo”, rileviamo con allarmismo la rapida proliferazione di applicazioni per smartphone e tablet rivolte ai bambini che simulano le dinamiche dell’ azzardo. Grafiche accattivanti, leve simili a slot machine e premi che consistono nell’ accedere ai livelli superiori, questi i meccanismi che inducono potenzialmente i più piccoli a diventare accaniti giocatori d’ azzardo virtuale. Fino a qualche mese fa erano pochissime le app che rispondevano a questi requisiti, mentre recentemente ne sono state censite ben 30. Di facilissima intercettazione sugli store con il tag “gioco d’ azzardo”, le due paroline magiche che sarebbero vietate ai minori di diciotto anni.Ma in fondo, come afferma Simone Feder (Movimento no slot), il problema è culturale: “I genitori devono avere la consapevolezza che le app simil slot sono da evitare”. Mentre al contrario, sempre più spesso i genitori preferiscono distrarre i più piccoli con questo tipo di app e partecipano raramente alla vita dei figli: come afferma la fondazione Movimento bambino, nel 60% dei casi i bambini giocano soli, mentre la presenza dei genitori sarebbe determinante per l’ indipendenza e l’ apprendimento.Continua il leader del Movimento no slot: “Il pericolo è nel crescere futuri dipendenti del gioco d’ azzardo, nell’ allevare ragazzi che culturalmente non concepiscono il gioco d’ azzardo come un affare vietato in cui ci si perde la testa e le finanze. Oltre alle app c’ è il boom delle scommesse virtuali tra i ragazzi del liceo, una tendenza devastante. Tutti hanno lo smartphone, moltissimi le carte di credito ricaricabili e così diventano dipendenti dagli slot”.Secondo uno studio della Società italiana di pediatria, il fenomeno coinvolge il 13% dei ragazzi di terza media. Il Codacons conferma questi allarmismi, denunciando l’ operato incontrollato della pubblicità dei giochi che raggiunge i giovanissimi nei più disparati modi e senza imporsi alcun tipo di filtro: dalle televisioni ai giornali, fino ancora ad internet; a qualsiasi ora del giorno e della notte. Denuncia Carlo Rienzi, presidente Codacons: “Di fronte a tale situazione lo Iap (Istituto di autodisciplina finanziaria) è inerme. I genitori i cui figli abbiano subìto danni economici e psicologici legati al gioco possono intentare causa nei confronti di chi ha diffuso messaggi pubblicitari che hanno avvicinato i minori ai giochi”.S.G.

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