30 Luglio 2015

Atac, la protesta degli autisti. Il metrò si ferma

Atac, la protesta degli autisti. Il metrò si ferma

assedio al campidoglio. caos a termini per un treno bloccato: passeggeri infuriati e ritardi.
Nel giorno dell’ assedio dei dipendenti Atac al Campidoglio – ieri macchinisti e autisti si sono presentati in divisa sotto Palazzo Senatorio per «dire no alla privatizzazione» e sostenere il collega autore del video-denuncia sui disservizi poi sospeso dall’ azienda, «siamo tutti Christian Rosso» – il traffico delle linee autobus e della metropolitana era ancora da bollino nero. Corse saltate, ritardi biblici fino al blocco, intorno alle 16,30 alla stazione Termini, di un convoglio diretto a Rebibbia «perché in seguito ad un guasto i passeggeri sono voluti restare a bordo del treno», ha spiegato Atac. Come già accaduto pochi giorni fa a Tiburtina i pendolari – ormai stremati dopo un mese di disagi – hanno reagito alla spiegazione del macchinista già ricoperto di insulti e blindato in cabina, «uscite perché questo treno non può ripartire, dietro ce n’ è un altro pronto a caricare tutti», rifiutandosi di scendere nel dubbio di restare inchiodati sulla banchina chissà per quanto tempo. Oltre 20 minuti di stop che, a ruota, hanno rallentato l’ intera circolazione della linea blu. «A Rebibbia – twittava Miriam – ho atteso un’ ora (dalle 16 alle 17) per sentirmi dire di cercare mezzi in superficie, non c’ era nemmeno un dipendente sul posto». Non c’ è soglia di tolleranza neanche per il neo assessore ai Trasporti Stefano Esposito: «Caro Stefano, va bene i 90 giorni per rimettere in sesto tutto – scriveva Ignazio quando ancora secondo Atac sulle linee non si registravano inconvenienti – ma cominciamo a far passare i treni ogni 5 minuti». Sotto Palazzo Senatorio, intanto, Christian Rosso dava la sua versione accolta tra gli applausi: «Atac mi ha sospeso perché non ci sono mezzi per circolare, non per colpa dei lavoratori!». Tanti fischi e nessuna bandiera, politica o sindacale, non è un caso che la maggior parte dei partecipanti aderisca al sindacato Cambiamenti-M410, nato circa due anni fa in aperta polemica con le sigle aziendali storiche. L’ obiettivo è impedire la privatizzazione: «Esposito e Marino vogliono dare Atac in pasto ai privati dopo averci fatto firmare un accordo vergognoso ma che prevedeva la permanenza di Atac in house fino al 2019». Nel mezzo di questo braccio di ferro infinito ci sono sempre loro, i pendolari, che scelgono anche altre strade. L’ azione risarcitoria promossa dal Codacons, che nell’ esposto alla procura di Roma ipotizzava «l’ interruzione di pubblico servizio, l’ interruzione di servizio di pubblica necessità e la violenza privata», ha già superato le 500 adesioni. C’ è anche quella di Luca Biribicchi, giovane studente che tre domeniche fa ci ha rimesso il setto nasale: «Erano circa le 9,30 del mattino – ricorda – ero a bordo del trenino Roma-Lido, diretto in centro per una passeggiata, arrivato a Piramide mi ha sorpreso una folla enorme, non ci facevano uscire, nel caos generale un ragazzo mi ha urlato contro, temeva di perdere il treno, voleva entrare a tutti i costi e alla fine mi sono arrivati due pugni in faccia». Corsa al Fatebenefratelli, «30 giorni di prognosi a causa delle micro fratture nella piramide nasale», denuncia ai carabinieri e la beffa: «Non faccio causa per i soldi – conclude Luca – ma per dare un segnale alle istituzioni, devono capire che così non possiamo andare avanti». Sulla stessa linea, «non penso al risarcimento ma a far circolare questa iniziativa il più possibile per avere un servizio non dico dignitoso ma almeno decente», Maria Cristina Sciarretta: «Quello che succede da inizio luglio non si è mai visto, per evitare di arrivare tardi al lavoro devo partire da casa 20 minuti prima e comunque non basta, la tratta tra Giulio Agricola e Barberini è impraticabile oltre che inaffidabile: ressa, gente che sviene perché non c’ è l’ aria condizionata, non ho mai fatto una segnalazione in vita mia, neanche ad Atac, ma ora è troppo». Erica Dellapasqua.

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