9 Settembre 2006

Assistiti dal Codacons lamentano infiltrazioni d`acqua

Assistiti dal Codacons lamentano infiltrazioni d`acqua, malfunzionamenti degli impianti termici e gravi barriere architettoniche

Si sente “murata viva“. La sua è una delle storie di quei disabili che vivono nelle palazzine dell`Ater senza avere le minime condizioni per un`autosufficienza garantita almeno nei gesti banali, quelli che non dovrebbero richiedere l`aiuto di altre persone. E invece Bruna Picili, che abita in via Napoli 57 (Sant`Osvaldo), all`ultimo piano, è costretta ogni giorno a sobbarcarsi un girone infernale. Porta la sua firma uno dei ricorsi per accertamento tecnico preventivo contro l`Ater di Udine, notificato ieri dal Codacons che si è fatto paladino degli inquilini che hanno deciso di rivolgersi alla legge. Passino, si fa per dire, le infiltrazioni, passino le chiazze di muffa repentinamente fatte scomparire dai tecnici prima del sopralluogo del Codacons; passino persino i cattivi odori provocati dalle tubazioni di scarico, passino le altezze spropositate delle terrazze – un metro e settanta – che, di fatto, fanno assomigliare gli ultimi piani dei civici 59 e 57 di via Napoli, e non solo, a una specie di bunker, come ribadisce il secondo inquilino che si è affidato al Codacons per il ricorso: Norma Tancredi, classe `39, civico 59. L`avvocato Vitto Claut, presidente regionale, si è ritrovato di fronte una situazione che non immaginava, al punto che farà un`integrazione al ricorso, dopo aver visto la vita in catene a cui è costretta Bruna, in carrozzina dopo essere caduta su un radiatore che aveva collocato contro i 16 gradi di un riscaldamento a singhiozzo.Ci siamo immedesimati nell`esistenza di Bruna, classe `49: “Come hanno potuto mettermi quassù?“, si lamenta indicando i segni delle ripetute infiltrazioni d`acqua, direttamente dal tetto, che bagnano il salotto e la camera. “Qui sono arrivati in fretta e furia alcuni uomini mandati dall`Ater per nascondere le evidenti tracce sui muri“. E non è solo questione di umidità. Bruna deve fare gli slalom, nel suo appartamento, fra porte che si aprono dalla parte opposta, ma soprattutto non riesce a uscire e ad entrare da sola nell`edificio. Facciamo il percorso con lei.Bruna indica, passo dopo passo, tutte le assurde barriere architettoniche che non le consentono un`autonomia dignitosa: esce dall`ascensore, ma non può prendere la porta d`uscita (ci sono solo i gradini). Deve indirizzarsi verso la porta che si affaccia sul retro dell`edificio. Primo ostacolo: la porta si apre verso l`interno e non verso l`esterno. È pesante. Da sola non riesce. Poi, ecco la stradina in discesa: Bruna, se non viene accompagnata, rischia le montagna russe. Il problema, nella forma della salita però, si ripresenta quando deve rientrare in casa. Ma torniamo all`operazione di uscita: Bruna si avvicina al cancello automatico. Nessun modo per azionarlo dall`interno. Deve cercare di premere il pulsante esterno rimanendo al di qua del cancello. Impossibile. Il rientro a casa riserva altre difficoltà: si deve passare sempre dal cancello utilizzato dalla macchine e poi, ecco, la salita. “Non riesco nemmeno ad entrare e uscire per conto mio: non ne posso più“. Ha telefonato, mandato lettere, ma niente da fare. Adesso, grazie al ricorso, spera in una vita normale.

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