19 Marzo 2020

Assenteismo, la Procura apre l’ inchiesta ascoltato il dirigente che ha denunciato

IL CASO Leandro Del Gaudio Vogliono vederci chiaro e sgomberare il campo da equivoci o sospetti. Vogliono capire cosa c’ è dietro l’ improvvisa assenza di 249 dipendenti del Cardarelli, tra medici, amministrativi e sanitari. Tutti assenti per malattia, tutti a marcare visita, nel periodo di maggiore stress per la sanità cittadina. Quanto basta a spingere la Procura di Napoli ad aprire un’ inchiesta sulla denuncia del primario Ciro Mauro, che in questi giorni aveva sollevato il caso dei colleghi in malattia. Inchiesta sotto il coordinamento del procuratore Gianni Melillo, che ha delegato verifiche a stretto giro ai carabinieri del Nas e del reparto investigativo, nel tentativo di verificare se ci sono eventuali zone d’ ombra dietro l’ assenza per malattia di tanti professionisti. Verifiche sui profili individuali, screening sul carteggio tra l’ amministrazione del Cardarelli e i dipendenti, possibili acquisizioni di testimonianze. Si parte da quella di Ciro Mauro, dal primario che ha lanciato l’ allarme in un modo abbastanza atipico per un funzionario della pubblica amministrazione, vale a dire postando il proprio sdegno attraverso i social, per scavare nel dietro le quinte del nosocomio. Ma andiamo con ordine, a raccontare risvolti e retroscena di quella che rischia di essere la prima inchiesta penale nei confronti di medici e professionisti del campo sanitario nell’ era del coronavirus. LE IPOTESI DEL PM Inchiesta per truffa aggravata ai danni dello Stato e per interruzione di pubblico servizio, in queste ore è stato ascoltato il primario che ha lanciato la prima accusa su facebook (poi rilanciata dai media), che ha confermato il contenuto del proprio post. Doveroso a questo punto uno screening delle posizioni dei singoli dipendenti ammalati del Cardarelli. Ma proviamo a fare chiarezza, a partire dai numeri. Stando a dati puramente numerici, nell’ ospedale collinare sono in servizio circa settecento medici, solo 33 di questi si sono ammalati in questi giorni. Tra questi, non tutti hanno profili specialistici da ricondurre all’ emergenza coronavirus, ma risultano in servizio presso divisioni e reparti del nosocomio che non sono in prima linea sul fronte del contrasto alla pandemia che si è abbattuta sul nostro territorio. Ma non è tutto, almeno a voler interpretare le mosse degli inquirenti. Si lavora sulle circolari di servizio, le mail che sono state diramate dai vertici del Cardarelli, improntate in modo chiaro ad ottenere un doppio risultato: evitare la permanenza in sede di medici e impiegati a rischio contagio (che comportano improvvisi momenti di quarantena e di sanificazione), spingere chiunque sia debilitato o alle prese con acciacchi di stagione a non presentarsi in corsia o in ufficio, ma marcare visita per il bene di tutti. Al netto di queste verifiche, si punta comunque a chiarire se ci sono state irregolarità nella gestione di un numero così elevato di ferie. Saranno valutati i casi segnalati finora, ogni posizione sarà messa al fuoco in questa prima fase investigativa, mentre – come era facile immaginare – il caso Napoli finisce al centro del dibattito mediatico. Interviene Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato in quota Lega, per il quale – qualora venissero confermate le accuse – «bisogna attivare immediata procedura di licenziamento per i medici ritenuti responsabili»; mentre Walter Ricciardi, consulente per emergenza corona virus del ministero della Salute, si affida a un tweet per chiedere chiarezza sulla vicenda partenopea. Annunciano invece un esposto in Procura quelli del Codacons, mentre il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli annuncia una interrogazione al governatore De Luca, per ottenere risposta sul caso del Cardarelli. Non ci stanno invece i medici della Anaao Assomed, che chiedono rispetto e si sentono aggrediti da una campagna stampa diffamatoria. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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