12 Ottobre 2020

Assembramenti, i commercianti chiedono incontro alla Regione

 

NAPOLI. «Assembramenti di centinaia di persone sul lungomare e non solo dopo la chiusura di bar e ristoranti dimostrano che le restrizioni esercenti rischiano di aggravare la situazione come avevamo sottolineato nella nostra proposta consegnata al presidente De Luca. Dopo la manifestazione di sabato e l’ incontro avuto con l’ assessore Marchiello ora lanciano ancora una volta un appello al presidente De Luca affinché ci riceva urgentemente allo scoop di concordare insieme le misure che possano aiutare a contrastare la pandemia senza danneggiare ulteriormente i gestori di bar e ristoranti. Ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare con le istituzioni affinché vengano rispettate le misure di sicurezza ma allo stes so tempo è importante preservare le migliaia di imprese e i lavoratori di questo importante settore che rappresenta una quota molto importante del Pil della Campania». Lo hanno dichiarato il presidente di Confcommercio Napoli Carla della Corte (nella foto), il presidente di Fipe-Confcommercio Massimo Di Porzio e il direttore generale di Confcommercio Campania Pasquale Russo. Del resto, che la criticità siani altrove lo sottolinea anche il Codacons, l’ associazione dei consumatori: «Le immagini circolate negli ultimi giorni attestano come nelle città italiane, a Roma come a Napoli e Milano, i mezzi pubblici viaggiano spesso strapieni oltre la capienza massima consentita dalla legge, mettendo seriamente a rischio non solo la salute dei passeggeri ma anche quella dell’ intera collettività», afferma il Codacons, che chiede un intervento del Governo per garantire sicurezza e salute pubblica sul fronte dei trasporti. «Dinanzi all’ incapacità di Regioni, Comuni e società dei trasporti di evitare assembramenti di passeggeri su bus, metro e tram, non c’ è altra via che limitare la capienza massima sui mezzi pubblici, che deve essere subito ridotta al 50% – afferma il presidente Carlo Rienzi -. Il preoccupante aumento dei contagi registrato nel nostro Paese non può essere combattuto solo nei luoghi della movida, ma occorre partire dai servizi di cui usufruiscono ogni giorno milioni di italiani».

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