Assedio al gigante Ogm «No ai semi fuorilegge»
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fonte:
- La Stampa
Assedio al gigante Ogm «No ai semi fuorilegge»
Presidi davanti alla Monsanto di Lodi: «In magazzino ci sono 3 mila tonnellate di soia geneticamente modificata». L´azienda: «Soltanto una contaminazione accidentale, contro di noi è guerra di religione»
LODI
I «crociati» dell´antibiotech arrivano sventolando bandiere e certezze: le prime sono quelle di Coldiretti, Vas (Verdi Ambiente e Società) Associazione per l´agricoltura biologica, Federconsumatori e Cia lombarda; le seconde ribadiscono che la natura non dev´essere manipolata dall´ingegneria dei geni: no senza tentennamenti a quella che Jeremy Rifkin definisce «moderna alchimia» e che altri bollano come «un meccano genetico costruito in laboratorio». Sono in cento davanti alla Monsanto di Lodi, uno dei principali centri di commercializzazione di sementi della multinazionale Usa in Italia: un assedio annunciato ed emblematico perchè, come spiega Ivan Verga, vicepresidente dei Vas, l´industria è stata presa, per il secondo anno consecutivo, «con le mani nel sacco avendo tentato d´importare dagli Usa soia contaminata da organismi geneticamente modificati; quella, cioè, che le legislazioni italiana ed europea non consentono di commercializzare». Ora 3150 tonnellate di questi semi, fermate dall´autorità sanitaria del porto di Trieste, sono state trasferite, senza essere state sdoganate, nei magazzini dell´azienda e sottoposte a vincolo. Secondo i calcoli di chi protesta se un tale quantitativo di soia fosse stato immesso sul mercato si sarebbero potuti seminare circa 4500 ettari corrispondenti alle aree coltivate di due province italiane. Con un rischio d´inquinamento che, come tuona la Coldiretti, avrebbe potuto «determinare danni irreparabili all´ambiente e ai primati qualitativi del sistema agroalimentare italiano». A Lodi la marea della contestazione s´infrange contro i cancelli chiusi, controllati da un cordone di carabinieri e polizia. «Poco importa se non ci fanno entrare – minimizza Verga – E´, comunque, un fatto storico che, oggi, protestino insieme e in modo diretto i rappresentanti della più grande conferederazione agricola italiana, quelli dei consumatori e degli ambientalisti. Ciò ribadisce quanto già tutti sanno: il transgenico non è desiderato nel nostro Paese». Gli assedianti chiedono di controllare i magazzini: gli rispondono «no». Un divieto che, poco dopo viene ammorbidito per consentire l´accesso a Carlo Franciosi della Coldiretti e a Giovanni Brambilla dell´Aiab. Dopo due ore raggiungono i compagni: raccontano che la partita è sigillata mentre un cartello avverte che l´istituto zooprofilattico di Brescia ha individuato percentuali di ogm tra lo 0,01 e lo 0,3 con un caso di 0,5. «Ma quale 0,5% – reagisce Adoardo Ferri della Monsanto-. Hanno letto male. La forbice va da 0,01 a 0,18: tracce. Tutti sanno che, entro questi limiti, si deve parlare di contaminazione accidentale. La tolleranza 0 è scientificamente impossibile e non si riesce a garantire nè qui nè altrove. Nei nostri confronti, in Italia, viene aizzata una vera e propria guerra di religione che parte da preconcetti. Guardi, io arrivo a comprendere José Bové. Lui, in Francia, si oppone agli ogm in generale, con un atteggiamento, per così dire, filosofico: mica come quello di chi, da noi, usa espressioni da guerriglia e tentativi di disinformazione». L´azienda annuncia che la soia verrà respinta al mittente; invoca, però «immediate, severe soglie di tolleranza. Solo così si ristabilirebbe l´omogeneità tra la normativa del settore alimentare e di quello agricolo». Ma l´«assedio» fisico e mediatico continua: oggi, a Roma, i «crociati» dell´antibiotech presidieranno l´ingresso del ministero delle politiche agricole e ambientali dov´è prevista proprio una riunione sul tema del transgenico. «Il cartello del “no“ si amplia – avvertono i Vas -. Con noi ci saranno anche altre associazioni di consumatori come Codacons, Adusbef, Acu e Adiconsum». E s´allarga anche il fronte delle denunce. Oltre a Monsanto sono nell´obiettivo della protesta anche altri due giganti agroalimentari: Pioneer e Syngenta. Alla prima sono stati posti sotto sequestro, nel porto di La Spezia, 4520 quintali di mais contaminati da ogm; alla seconda, nei magazzini dell´azienda in provincia di Cremona, 3300 quintali di soia ugualmente «inquinata».
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