16 Gennaio 2007

Assedio al Cda Rai scoperto su tre fronti

Assedio al Cda Rai scoperto su tre fronti
Prosegue l`inchiesta. Si attendono le decisioni del ministro dell`Economia. Dall`Agcom forse un`altra multa



Ancora una volta la Rai si trova in una fase di stallo, con un Cda parzialmente in bilico e quasi paralizzato dall`incertezza dei procedimenti in corso sul caso Meocci. Che sono tre: l`inchiesta della Procura di Roma; un`istruttoria dell` Autorità per le Telecomunicazioni sulla transazione accordata dal Cda; l`esame di un esposto del Codacons alla Corte dei Conti per danno erariale. E il ministero dell`Economia, azionista Rai, potrebbe prendere decisioni sul futuro del Cda. Ieri sono stati ascoltati dal pm romano Aldelchi D`Ippolito i consiglieri Curzi, Rognoni e Rizzo Nervo, come persone informate dei fatti sulla nomina di Alfredo Meocci a direttore generale, votata dai cinque consiglieri di centrodestra (indagati per abuso d`ufficio dalla Procura di Roma) nonostante l`incompatibilità poi accertata dall`Authority per le Tlc. Rognoni (ds) e Rizzo Nervo (Margherita)sono stati ascoltati per la prima volta dal pm, che ha chiesto loro conferma di quanto accaduto il 4 e 5 agosto 2005 (votarono contro). Il ministro dell`Economia Padoa-Schioppa attende le motivazioni della sentenza del Consiglio di Stato, che il 19 dicembre scorso ha confermato la multa da 14 milioni di euro per la Rai (già pagata all`Agcom) e da 370mila per Meocci. Il ministro potrebbe procedere con una “azione sociale di responsabilità“, secondo le norme del codice civile, sui cinque consiglieri della Cdl che votarono Meocci come Dg (Urbani, Petroni, Malgieri, Staderini, Bianchi Clerici). Il che porterebbe a una loro “revoca dall`ufficio“ con il rischio che tutto il Cda sia mandato a casa. Un nuovo consiglio sarebbe nominato con le attuali regole della Legge Gasparri, con un riequilibrio politico che rispecchierebbe l`attuale maggioranza. Un`altra strada per Padoa-Schioppa, che finora ha evitato lo scoglio, potrebbe essere quella di “sfiduciare“ solo Petroni, consigliere indicato dal Tesoro (nel governo Berlusconi). Nel frattempo è aperta l`istruttoria dell`Autorità per le Tlc: l`8 gennaio ha contestato al Cda la transazione votata nel giugno scorso per convincere Meocci alle dimissioni (si astenne solo Petroni, era assente la leghista Bianchi Clerici). I consiglieri hanno 30 giorni per presentare le loro memorie difensive all`Agcom. E devono comunicare di aver posto riparo al nuovo danno: nel Cda del 10 gennaio la transazione è stata sospesa, Meocci “declassato“ al ruolo di caporedattore (prima di diventare membro dell`Agcom era vice) ed è stato ridotto il suo stipendio: dall`oro degli 830mila euro accordati con la nomina di consolazione a Rai Corporate ai circa 150mila da caporedattore. Il punto è: basterà all`Agcom il “declassamento“ di Meocci? Non è detto, entro cinque mesi potrebbe rifilare alla Rai una nuova multa. I consiglieri sono convinti di aver sanato la nuova ferita, la transazione votata prima della conferma della multa dal Tar e del Consiglio di Stato. Oggi in commissione alla Camera inizia l`esame sul ddl tv; il 30 e 31 gennaio il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, farà un “primo ciclo di consultazioni“ sulla riforma Rai. Obiettivo: renderla autonoma dal “controllo diretto delle maggioranze governative“ e diminuire la pubblicità. Ma sul canone la forzista Prestigiacomo lancia una campagna per l`esenzione degli “ultrasettantenni“.

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