10 Febbraio 2015

«Aspettiamo di vedere un atto di coraggio»

 «Aspettiamo di vedere un atto di coraggio»
Le parti civili tra il danno punitivo e il riconoscimento delle responsabilità di Costa Crociere.

GROSSETO Da una parte ventisei anni e tre mesi, dall’ altra l’ assoluzione per due dei reati contestati (anche piuttosto pesanti, come abbandono nave e omicidio colposo). E se entrambe le direzioni mirano sull’ imputato Francesco Schettino, nel mezzo ci sono le richieste e le letture delle parti civili. È una calma attesa la loro, rivolta per una sentenza che sperano possa essere storica. «Tutto dipende se questo è un tribunale coraggioso» dice con franca schiettezza Cesare Bulgheroni, avvocato del pool di Giustizia per la Concordia. Sono molti gli aspetti tutt’ altro che secondari che si legano a quella che sarà la decisione del giudice: i risarcimenti, il danno punitivo (che potrebbe fare giurisprudenza nell’ ordinamento italiano), ma anche la normativa che regola la sicurezza in mare. Tutte le carte giocate in questi due anni di processo al teatro Moderno di Grosseto, le ricostruzioni e le richieste fatte nel corso di sessantotto udienze infatti si giocano con la tanto attesa sentenza di Giovanni Puliatti. Il punto lo centra e lo sintetizza al meglio Giuliano Leuzzi, legale per conto di Codacons. «Se la sentenza ricondurrà tutte le responsabilità del naufragio della Costa Concordia a Schettino, significa che il tribunale ha ritenuto corretto il comportamento di tutti gli altri attori – spiega a una televisione straniera tornata a Grosseto per le ultime battute del processo – Al contrario, le responsabilità verranno ricondotte anche ad altri, le compagnie armatrici dovranno rivedere i propri sistemi». Tradotto: se l’ ex comandante verrà condannato a ventisei anni, vorrà dire che i giudici gli riconoscono tutte le colpe del disastro; se invece gli anni di reclusione saranno inferiori, vuol dire che alcune responsabilità per il tribunale non sono direttamente collegate all’ imputato, ma da dare distribuire anche ad altri. Ossia, alla compagnia e agli altri suoi dipendenti. Bulgheroni lo dice con molta franchezza: «Personalmente mi aspetterei che nella sentenza fossero riconosciute anche delle responsabilità di Costa Crociere». Che poi è il grande obiettivo delle parti civili: «difficile pensare che sia del tutto estranea». Anche i conti con la compagnia dipenderanno dalla sentenza, anche se le due partite si giocano su piani diversi (i primi in sede civile, la seconda in sede penale). «Noi abbiamo presentato una richiesta di cinquecentomila euro per una naufraga che soffre ancora oggi di disturbi post traumatici, così come dicono i certificati medici – continua il componente di Giustizia per la Concordia – Ma ci aspettiamo che alla fine ce ne riconosceranno un po’ meno». Non è quello il punto: l’ importante per le parti civili e ottenere già un riconoscimento dal tribunale penale delle responsabilità civili di Costa. Sarebbe già quello un punto messo a segno. Infine, altra questione tutt’ altro che secondaria legata alla decisione del collegio, è quella del danno punitivo. Richiesta che l’ avvocato di Costa Marco De Luca ha subito chiesto al giudice di respingere. In parole povere, porterebbe di nuovo sul banco degli imputati la compagnia in quanto datrice di lavoro Schettino. «Per noi sarebbe una molto importante vederlo riconoscere» conclude Bulgheroni. Alfredo Faetti

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