10 Giugno 2004

Asinara, rivolta contro la riapertura del carcere



L?unico a non dare fuoco alle polveri è Piero Deidda, presidente del neo Parco nazionale dell?Asinara. Per il resto l?idea di riportare i detenuti sull?isola sottoscritta con un protocollo d?intesa dai ministri della Giustizia Roberto Castelli e dell?Ambiente Altero Matteoli, sta scatenando una rivolta che corre sui fax e si alimenta con le ultime briciole di campagna elettorale. L?accordo interministeriale apre le porte dell?Asinara a un carcere leggero, un laboratorio per i detenuti che, volontariamente, vogliono far parte di un programma di recupero ambientale e reinserimento sociale. Sarà così non solo all?Asinara, ma in tutti i 47 parchi naturali d?Italia. In mezzo a una miriade di contestazioni sull?accordo governativo, Piero Deidda dribbla le domande come se indossasse la maglia numero dieci, ma non nasconde un certo imbarazzo davanti a un?ipotesi inaspettata. «Non mi chieda se sono d?accordo o no, non posso risponderle», dice all?altro capo del telefono, «non posso esprimere un giudizio su un progetto di cui non so niente». Sì perché all?Asinara la Regione è padrona, sulla carta, di tutto o quasi, e l?Ente parco, sempre e solo sulla carta, gestisce il paradiso naturale strappato solo sette anni fa all?invalicabile ruolo di supercarcere di sicurezza. Solo che Regione, Ente parco, e nemmeno il Comune di Porto Torres sul cui territorio ricade il Parco, sono stati messi al corrente del futuro che il Governo riserva per l?isola: perla incontaminata e super protetta del turismo, o colonia penale per detenuti non pericolosi? Piero Deidda non ha una risposta, e per il momento non sembra cercarla: «Noi stiamo lavorando per rendere il Parco fruibile, e finché non saremo informati dei progetti del Ministero, i nostri problemi continueranno a essere la realizzazione dei servizi primari sull?isola». A chiederla con forza invece sono gruppi politici (tutti dell?opposizione), sindacati e perfino un deputato, il diessino Francesco Carboni. Con un?interrogazione rivolta ai ministri Castelli e Matteoli, Carboni chiede «quali benefici possano derivare dalla presenza di strutture penitenziarie nell?isola ormai totalmente destinata a parco, e quali siano i costi per riattivare il carcere dell?Asinara». Le critiche e le preoccupazioni per il ritorno dei detenuti nell?isola-parco piovono da più parti: dai gruppi consiliari dei Ds alla Regione e al Comune di Porto Torres che «esprimono la più ferma contrarietà alla decisione del Governo di ripristinare il carcere nel Parco», al gruppo turritano del Psd?Az, fino alle confederazioni sindacali. Un coro di dissensi che assumono toni da rivendicazione dell?autonomia della Sardegna. «È una dimostrazione di come le più nobili intenzioni possano essere utilizzate per nascondere i più arroganti atti di neocolonialismo da parte del governo nazionale», scrive il segretario territoriale della Cgil Piero Cossu. Il Codacons va oltre l?indignazione, e diffida il Governo dall?attuare il proprio disegno, minacciando di ricorrere al Tar per salvare l?Asinara e garantirle un futuro da Parco nazionale. Senza colonie penali, ma solo con code di turisti ansiosi di visitare uno degli ultimi paradisi naturali del Mediterraneo.

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