29 Agosto 2002

ASCOM & CONFESERCENTI

«Quello sciopero è un passo falso» dice la Confesercenti. «Commercianti e consumatori sono sulla stessa barca» ricorda l`Ascom. E se alcuni negozianti hanno fatto i furbi aumentando i prezzi oltre misura? «Si tratta solo di casi isolati» rispondono in coro entrambe le associazioni. L`astensione dei consumi proclamata e confermata da Federconsumatori, Adoc, Adusbef e Codacons, per Ascom e Confesercenti rischia di surriscaldare ulteriormente il clima sul fronte del caro vita.
Non ha dubbi, Gianfranco Chiesa, presidente dell`Associazione dei commercianti di Padova. «L`unico prezzo veramente salato – spiega – è quello che le imprese ed i consumatori stanno pagando per la mancata riduzione della pressione fiscale e per gli aumenti delle tariffe. Lo sciopero del 12 settembre risulta quindi inopportuno per due motivi: introduce elementi di microconflittualità tra consumatore ed esercente, ed accresce il senso di confusione e smarrimento nella clientela». Chiesa punta il dito anche sulla mancata o parziale liberalizzazione di alcuni settori strategici ricordando che «le tariffe ed i prezzi di beni e servizi non regolati da un mercato realmente concorrenziale incidono non solo sui bilanci delle famiglie ma anche su quelli delle imprese».Severe critiche all`iniziativa delle associazioni dei consumatori arrivano anche da Nicola Rossi, presidente della Confesercenti. «Alcune cose vanno chiarite – spiega – L`atteggiamento di partenza non deve essere colpevolista nei confronti dei commercianti. Il tiro al piccione che ha visto in questi ultimi mesi tirare in ballo prima i venditori di frutta e verdura, poi i pubblici esercizi, poi gli ambulanti passando per i benzinai, screditando in modo generalizzato tutta la categoria dei commercianti, non ha prodotto alcun effetto positivo, ha anzi incattivito una situazione già difficile».

Aggiunge amareggiato Rossi: «Se a ciò aggiungiamo il secondo sciopero proclamato per il 12 settembre senza avere consultato le associazioni dei commercianti, il giudizio non può che essere negativo».

Ad aggravare la situazione c`e anche la stagnazione dei consumi che si registra da qualche tempo. «Sono ormai fermi all`1 per cento – ricorda l`Ascom – e le imprese non hanno certamente margini per aumentare i prezzi, se non in quei casi in cui hanno dovuto sopportare costi non comprimibili». Alcuni incrementi, secondo l`Ascom, sono dovuti anche all`aumento delle materie prime: come per l`olio extravergine, la pasta, i biscotti, lo zucchero, e i succhi di frutta. Ma ci sono anche prodotti, viene ricordato, che sono diminuiti: il caffè, il latte, la carta e gli accessori per la casa e la persona. «Anche i consumatori però – conclude l`associazione – dovrebbero fare attenzione agli arrotondamenti dovuti all`introduzione dell`euro».Per la Confesercenti è in ballo il futuro dell`economia e rilanciare i consumi diventa perciò un obiettivo prioritario, pena la chiusura di molte altre attività commerciali. La ricetta da applicare si riassume in quattro punti: identificare un nuovo “paniere“ più ampio e più rappresentativo dei reali consumi e proporre Padova come città campione a livello nazionale; monitorare costantemente i prezzi e le tariffe di mercato dei beni e dei servizi, potenziando l`Osservatorio prezzi; stimolare una mediazione delle amministrazioni nei confronti delle società pubbliche da loro controllate per calmierare le tariffe dei servizi da loro offerti. Infine, bisogna continuare il processo di modernizzazione della rete distributiva.

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