Ascensori e computer di bordo sotto stretta
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fonte:
- La Nazione
di MATTEO ALFIERI UNA PIOGGIA di perizie. Che da una parte fanno fare un mezzo sorriso a Francesco Schettino e al suo pool di avvocati e dall’ altra riaprono uno squarcio sul processo Concordia che pareva ben indirizzato verso un solo colpevole. E invece Giovanni Puliatti, Marco Mezzaluna e Sergio Compagnucci, il collegio giudicante del tribunale maremmano, non hanno voluto lasciare nulla in sospeso. Troppo importante piazzare tutte le caselle al posto giusto prima del dibattimento vero e proprio. Prima, quindi, la decisione di mettere sotto la lente i video inediti di bordo della nave Costa Concordia sequestrati dalla Capitaneria di Porto di Livorno e custoditi agli atti delle indagini della procura: nessuno finora li ha visti, neanche gli investigatori. Il presidente Puliatti ha indicato la visione completa dalle 21.10, quando la nave stava già «puntando» verso il Giglio, fino al termine delle immagini, riprese dalle telecamere di sorveglianza. Ma non solo. Esami più «approfonditi» sono stati richiesti dal collegio anche per le centraline degli ascensori della Costa Concordia, con le rispettive memorie informatiche, recuperate tempo fa dai sommozzatori dei vigili del fuoco di Grosseto nel relitto e adesso sotto sequestro negli uffici della procura. Dai dati si potrà infatti rilevare rilevare l’ attività degli ascensori dopo l’ impatto della nave con gli scogli. PUNTO «fondamentale» di quello che successe quando la chiglia della nave si squarciò dopo l’ impatto con lo scoglio delle Scole. Accertamenti che porteranno quindi ad una serie di sopralluoghi sul relitto, per ispezionare non soltanto (come hanno chiesto a gran voce i legali di Codacons) il generatore di emergenza, che si trova sulla sommità della nave ma anche le trombe degli ascensor, dentro le quali furono trovate molte delle 32 vittime. Senza dimenticare le porte stagne, altro «neo» poco chiaro secondo il tribunale, così come il computer di plancia «infoship», da dove dovrebbero emergere risultati, statistiche e date dei periodici test di manutenzione obbligatori proprio per il generatore di emergenza. L’ unico punto a favore dei periti del gip ? rimasti indubbiamente incastrati dalla mancanza di prove scientificamente «provate» ? è arrivato sulla spiegazione delle pompe di sentina che avevano una capacità di espellere acqua per circa mille metri cubi all’ ora. Ma l’ acqua entrata nella falla ? lunga circa 60 metri ? dopo l’ urto contro gli scogli del Giglio, fu pari a 1,2 milioni di metri cubi in un’ ora: impossibile liberare i vani motori, in una nave ormai in balia del mare e con gli apparati in avaria. I periti hanno anche stimato che in teoria, se questa unica pompa avesse funzionato, sarebbero servite tra 5.500 e 6mila ore per evacuare i comparti allagati. E poi anche Schettino: il comandante ha riavuto i documenti (il passaporto gli era stato sequestrato dalla Procura) e anche gli apparti informatici. «Chiavette» per navigare su internet. L’ unico mare che ancora può solcare.
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