27 Gennaio 2003

ASCENSORE, QUALI NORME PER L`INSTALLAZIONE



DOMANDA – Abito in un condomino di 10 appartamenti in 5 piano compreso il pianoterra. Faccio presente che la casa ha 45 anni ed è di tipo comunale (classe 3) cat. A/3 ed è senza ascensore. Adesso 5 condomini vorrebbero installare l`ascensore. Mentre io e altri condomini siamo contrari. Tra i condomini che vogliono l`ascensore ci sono 3 invalidi al 100\%.
Io vorrei sapere se la spesa va divisa tra tutti i 10 condomini o invece solo fra quelli che lo vogliono, oppure vale la maggioranza di millesimi?



RISPOSTA – Faccio riferimento alla pubblicazione di P. Lovati e M.G. Monegat – Collana Codacons su: «Installazione ascensore»:


La questione relativa all`installazione di un impianto di ascensore in un edificio condominiale che ne sia privo suscita sovente animate discussioni fra i condomini. I proprietari di unità immobiliari site ai piani bassi si oppongono infatti spesso all`installazione nel vano delle scale o all`esterno sostenendo che in tal modo si viene a modificare l`utilizzo di parti comuni. La questione è assai dibattuta anche in giurisprudenza. L`indirizzo giurisprudenziale maggioritario sostiene infatti che l`installazione di ascensori in edifici condominiali che ne siano privi, comporta un`innovazione che deve essere deliberata con la maggioranza speciale prevista dal comma 5 dell`art. 1136 del c.c., ossia con la maggioranza dei partecipanti al condominio e i due terzi del valore dell`edificio. Tale indirizzo giurisprudenziale è contrastato da altre decisioni secondo le quali, quando si tratta di installare un servizio come l`ascensore, in precedenza inesistente, suscettibile di uso separato e a spese del solo condomino interessato, non è necessaria l`approvazione da parte dell`assemblea con la maggioranza qualificata richiesta per le innovazioni. In tale situazione, l`installazione dell`ascensore non costituisce innovazione, quale prevista dall`art. 1120 c.c., ma rientra nell`ambito del precedente art. 1102 (applicabile ai sensi dell`art. 1139 anche in materia condominiale), in base al quale ciascun partecipante può apportare alla cosa comune le modificazioni necessarie al miglior godimento, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri di farne parimenti uso secondo il loro diritto. Entro tali limiti, il condomino può dunque apportare alla cosa comune, a proprie spese e senza necessità di autorizzazione da parte dell`assemblea, tutte le modifiche rivolte a ottenere il più proficuo e miglior godimento. La norma dettata dall`art. l 102 c.c. ha ricevuto del resto in giurisprudenza un`applicazione sempre più ampia anche alla luce di una concezione solidaristica della proprietà che non può non tener conto dell`evolversi delle esigenze nel contesto della moderna vita civile e della necessità di contemperamento degli interessi in gioco. E` dunque necessario non fermarsi a un concetto rigido e astratto di innovazione, ma invece verificare in concreto, caso per caso, le caratteristiche degli interventi che si intendono attuare e la loro idoneità a compromettere o meno la destinazione del bene comune. Sussiste, dunque, alla stregua dell`art. l 102 c.c. il diritto del condomino di installare, a proprie cure e spese, un impianto di ascensore nel vano delle scale in cui è ubicata la propria unità immobiliare, salva la facoltà di ogni altro condomino interessato di richiedere la partecipazione all`utilizzo dell`opera, previa corresponsione delle quote di spesa dovute secondo legge. In tale prospettiva è stato ritenuto ammissibile anche il diritto di un condomino di attuare, a proprie spese, lo sbarco dell`ascensore, mediante l`apertura di una porta sul pianerottolo del piano, senza modificare la destinazione della casa e lasciando inalterata la situazione di fatto degli altri condomini.


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